Chi non ricorda Lilli e il Vagabondo che, nel celebre film di Walt Disney, suggellano il loro sogno d’amore succhiando da una parte e dall’altra il medesimo spaghetto, da un piatto generosamente fornito dal compiacente oste italiano? In quel piatto navigano anche le immancabili polpette di carne, quelle che gli americani chiamano meatballs e che spesso amano sovrapporre agli spaghetti. In questo abbinamento si sarebbe tentati di leggere il simbolo di un’integrazione culturale: l’America della carne e l’Italia della pasta. La carne come condimento della pasta ma anche, rovesciando la prospettiva, la pasta come accompagnamento della carne. Uso, quest’ultimo, praticato anche in molti paesi europei e che fa storcere il naso ai nostri puristi. Ma sarà utile ricordare che proprio questo fu tra Medioevo e Rinascimento, cioè nei secoli in cui in Italia si generalizzò l’uso della pasta, un modo normale di impiegarla, almeno tra le classi alte, nelle corti signorili e nei palazzi dell’alta borghesia.

I libri di cucina di quei secoli – destinati a quel pubblico elitario – suggeriscono spesso di “coprire” le carni con tortelli o fettuccine o altri generi di pasta (questa è la curiosa espressione usata nel ricettario di Bartolomeo Scappi, il maggiore cuoco italiano del Cinquecento). Col tempo, questa pratica poté diffondersi anche fra le classi popolari, con i dovuti adattamenti e, per così dire, in versione “minore”, consolidandosi nelle tradizioni locali: penso alle minuscole polpettine che ancora oggi la cucina abruzzese aggiunge nel sugo della pasta. 

Furono forse gli emigranti italiani a portare con sé questa abitudine, attraversando l’Oceano tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, alla ricerca di lavoro e di migliori condizioni di vita. In America, i più fortunati trovarono quell’abbondanza alimentare che in patria avevano solo sognato: le cartoline che essi spedivano a casa, illustrate con divertenti montaggi fotografici, raccontavano un paese dove le patate e i pomodori erano enormi, così come le oche e i polli e ogni cosa. L’America prendeva i caratteri del Paese di Cuccagna che l’immaginario popolare aveva disegnato fin dal Medioevo, ritraendolo come luogo felice, al riparo dalla fame, dove tutto era più grande e più saziante. 

Da questi sogni nostrani, che a volte trovarono la possibilità di realizzarsi, presero corpo le grandi meatballs che in America oggi campeggiano nei piatti di pasta, sovrastandola fino a sommergerla. Non è un gran vedere, forse, a paragone con l’equilibrio e la finezza dei piatti italiani. Ma a un uomo affamato è difficile chiedere equilibrio e finezza di modi. Le grandi polpette americane non tardarono a imporsi sulle minuscole polpettine italiche. 

Tag: spaghetti, meatballs

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