Qualche tempo fa ero a Bruxelles e passeggiavo in direzione del “Monte delle Arti”, la zona alta della città in cui si concentrano musei, biblioteche e centri culturali. Mi avvio sui gradini della lunga scalinata e vedo lassù in cima una enorme gru con un carico pendente. Ci saranno dei lavori, penso. Avvicinandomi mi accorgo che il carico è una piattaforma, su cui pare esservi gente. Mi avvicino ancora, mentre cala la luce del giorno e sulla piattaforma appaiono delle luci, che lasciano intravedere un movimento di persone. Poi vedo un’insegna appesa all’edificio accanto: dice “Dining in the Sky”, ovvero “Cenare in Cielo”. Proprio così. La piattaforma sostiene una tavola apparecchiata, attorno c’è gente seduta, un viavai di camerieri serve (immagino) cibi celesti. Che sia l’anticamera del paradiso?
Cerco su internet e leggo che mangiare sospesi in aria è la moda del momento, la nuova proposta di una società di catering di alto livello per clienti di alto bordo (in questo caso, “alto” va inteso alla lettera). Il tavolo, issato a 50 metri di altezza tramite la gru, può ospitare fino a 22 persone. L’esperienza costa 15.000 euro e assicura – dice il sito della società – un’emozione indimenticabile: «Questo evento unico è pensato per chiunque voglia trasformare un pasto ordinario in un momento magico che lascerà una durevole impressione sugli ospiti». Anche la sicurezza è assicurata: i commensali sono legati ben stretti al loro sedile, le posate sono legate (anche loro) al tavolo. Piatti e bicchieri sono di carta. Una piccola cucina con forno e frigorifero completa l’installazione aerea.
L’idea, progettata in Belgio, viene ora offerta in tutta Europa. Vale solo nei mesi estivi e (ovviamente) solo quando il tempo è buono: in caso di vento forte il servizio non viene effettuato. Pare che abbia un notevole successo, nonostante qualche inconveniente (per andare in bagno bisogna per forza aspettare la fine del pasto).
Lo spirito del gioco, evidentemente, è connaturato agli uomini, che non cessano di inventare nuovi modi per stupirsi e divertirsi. Certo che, in un’esperienza come questa, ciò che rischia di passare in secondo piano è lo specifico gastronomico, che, mangiando, dovrebbe essere la cosa più importante. Una lunga lista di chef internazionali che si sono cimentati nell’impresa (opportunamente protetti da imbragature anti-caduta) dovrebbe garantire l’eccellenza anche gustativa dell’evento, ma resto convinto che i sapori e i profumi del cibo non saranno la cosa più indimenticabile di una “cena in cielo”. Mangiare per fare altro: questa sembra la filosofia dell’evento. Così come accade quando il cibo si mescola alla musica, all’arte figurativa, al cinema, a tutto ciò che in qualche modo fa spettacolo. Io temo che, in questo modo, si dimentichi lo spettacolo vero: il cibo.

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