“La più grande macchina a carbone del mondo”: questa è Internet e l’Intelligenza Artificiale secondo Michelle Thorne, esperta di impatto ambientale del digitale. Sì, perché le grandi server farm che elaborano, trasmettono e conservano i nostri dati consumano ormai più dell’intera aviazione, oltre a usare enormi quantità di acqua – prelevata da fiumi e falde sempre più a secco – per i sistemi di raffreddamento. Come rendere sostenibile il nostro futuro sempre più digitale? C’è stato un momento in cui io, insieme a molti altri, pensavo che le tecnologie digitali avrebbero contribuito a ridurre i consumi, limitando la necessità di muoversi in auto, di stampare, di riscaldare uffici e spazi pubblici. Tutto vero, ma nel frattempo ci siamo resi conto che il digitale in sé è diventata un’enorme macchina energivora, e l’uso che ne facciamo è tutto fuorché responsabile e sostenibile.
L’impatto dell’intelligenza artificiale
L’impatto ecologico del digitale è ulteriormente cresciuto con il boom dell’Intelligenza Artificiale: lo stesso Sam Altman, CEO di OpenAI, durante l’ultimo forum di Davos ha ammesso che le nuove generazioni di macchine per sistemi generativi rischiano di provocare una nuova crisi energetica, per il loro enorme fabbisogno di energia. È stato stimato che ChatGPT, da sola, consumi quanto 33 mila abitazioni e che una ricerca potenziata dall’AI consumi da 4 a 5 volte l’energia rispetto all’uso di un normale motore di ricerca. Inoltre, i data center utilizzano tantissima acqua per i loro sistemi di raffreddamento: una proiezione citata da “Nature” ipotizza che nel 2027 il fabbisogno globale di acqua dei server su cui gira l’AI equivarrà a metà del fabbisogno dell’intero Regno Unito.
Un’intelligenza artificiale meno energivora
Se le grandi aziende del digitale invocano un’accelerazione delle ricerche su nuove fonti di energia, guardando soprattutto al nucleare – su cui peraltro alcune di loro hanno investito direttamente –, molte voci dal mondo della ricerca si stanno alzando per chiedere un radicale cambio di rotta, indirizzando la ricerca verso la progettazione di algoritmi meno energivori. Soprattutto, sarebbe urgente iniziare a definire regole stringenti sul monitoraggio dei consumi di energia e acqua, sull’efficientamento energetico dei data center e sull’uso di fonti di energia rinnovabili in sostituzione dei combustibili fossili.
Nel frattempo, ciò che possiamo fare individualmente è ridurre gli sprechi e adottare stili di vita online più sostenibili: pubblicare un po’ di meno, cancellare i file inutili che affollano i nostri spazi in cloud, perdere meno tempo a giocare con l’AI per generare contenuti superflui e uguali a mille altri. Oltre che l’ambiente, ne trarranno vantaggio il nostro portafoglio e anche il nostro benessere mentale.
Buone pratiche per i nostri consumi digitali
Una checklist di regole utili per ridurre l’impatto ambientale della nostra vita online: la fornisce Letizia Palmisano, giornalista ambientale e divulgatrice a questo link: https://economiacircolare.com/internet-impronta-ambientale-digitale/
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