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L’impronta ecologica di Internet: anche una mail pesa

Se è vero che Internet e la digitalizzazione delle informazioni ci fanno consumare meno carta e ci permettono di lavorare e comunicare senza spostarci in auto o in aereo, tuttavia il consumo di risorse generato dal settore Ict (Information and communications technology) è molto alto e in vertiginoso aumento, tanto che Ademe, l’agenzia francese per l’ambiente e i consumi energetici, stima che nel 2020 l’energia consumata dal web pareggerà quella sommata di Francia, Germania, Canada e Brasile.

Ciascuno dei server che fanno funzionare la rete consuma energia per funzionare e per mantenere climatizzati i locali delle webfarm: sono in media ogni anno 4 tonnellate di co2 per ogni server, da moltiplicare per i milioni di macchine ormai distribuite in tutto il mondo; per non parlare del peso ambientale della loro fabbricazione e del successivo smaltimento.
Secondo un recente studio di Greenpeace USA, il settore Ict è responsabile del 7% dei consumi di elettricità mondiali; se alcuni dei brand più noti, in particolare Apple, Google e Facebook, hanno preso impegni stringenti di raggiungere in breve il 100% di fonti energetiche sostenibili, non è così per altri attori importanti come Amazon e i servizi di streaming Netflix e Spotify, per non parlare dei big cinesi come Alibaba o Baidu, alimentati prevalentemente con energia proveniente da centrali a carbone.
Cosa può fare ciascuno di noi, oltre a esercitare pressione sulle aziende perché adottino politiche energetiche migliori?

Un primo passo è evitare gli sprechi digitali: ogni volta che facciamo muovere dei bit da un punto all’altro della rete, ogni volta che occupiamo spazio su un server per conservare documenti ormai inutili, stiamo aggravando la febbre del pianeta.
Partiamo dalla posta elettronica: un messaggio email produce in media 19 grammi di CO2 – si va dagli 0,3 grammi consumati da una mail di poche parole ai 50 di una con allegati. Ovo Energy, fornitore inglese di energie rinnovabili, ha calcolato che se ogni cittadino britannico spedisse ogni giorno una mail in meno, la CO2 risparmiata sarebbe equivalente a più di 80.000 viaggi aerei Londra-Madrid.

Quindi, prima di scrivere una mail fermiamoci un attimo a pensare: è proprio necessaria? Possiamo alleggerirla di parole, immagini e allegati non indispensabili? E magari facciamo lo stesso prima di pubblicare un messaggio in un gruppo WhatsApp, un commento su Facebook o la foto della nostra colazione su Instagram; non solo il pianeta ne guadagnerà, ma ci sarà un po’ meno rumore in giro.

La valutazione energetica delle società Ic Lo studio di Greenpeace USA sull’impatto ambientale delle maggiori società Ict: fonti energetiche, trasparenza, prospettive future.  http://bit.ly/EnergyRatingICT

La tua impronta Il titolo originale (“How bad are bananas?”) è molto più bello, ma il libro di Mike Berners Lee, ormai un classico della divulgazione scientifica, spiega con dati ed esempi quanto “pesano” sul pianeta le nostre azioni quotidiane.

Tag: server, internet, impronta ecologica, mail

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