I bambini giocano alla guerra / È raro che giochino alla pace /perché gli adulti / da sempre fanno la guerra / tu fai “pum” e ridi; il soldato spara e un altro uomo / non ride più. È la guerra. (Bertol Brecht).

Le fette di pane s’imburrano dalla parte di sotto o da quella sopra? Gli Zaghi le imburrano di sopra, gli Zighi di sotto. Due visioni della colazione – e dunque del mondo, e della vita – incompatibili, inconciliabili, a un punto tale che serve un muro a separare i territori: gli Zighi di qua e gli Zaghi di là. Un motivo risibile come questo può scatenare una guerra che divide due popolazioni confinanti per decenni, trasformando tutti gli abitanti in nemici pronti a tutto pur di sconfiggersi a vicenda, con ogni arma che sia possibile inventare, e disposti anche a rischiare l’autodistruzione.

Le guerre vere si scatenano per motivi meno risibili, ma stringi stringi, la metafora a misura di bambino funziona. Intolleranza che genera odio. E qualcuno ci guadagna. Theodor Seuss Gisel, conosciuto come Dr. Seuss, scrive questo capolavoro per l’infanzia nel 1961, in piena Guerra Fredda. Il muro che divide gli Zighi dagli Zaghi potrebbe essere il muro di Berlino. Humour in rima e colori squillanti per una storia che più universale e contemporanea non si può.

Sappiamo che c’è qualcosa di arcaico nell’“inspiegabile emozione”, per dirla con lo psicoanalista americano James Hillman, che si prova di fronte alla guerra, qualcosa che fa parte dell’animo umano dall’alba dei tempi, tra mito e fede religiosa, e da sempre si riflette nei giochi infantili: fionde, pistole, fucili, vincitori e sconfitti, amici e nemici. Ma quando la guerra diventa vera e arriva troppo vicina, quando le immagini e i racconti sono troppo cruenti e intollerabili, la curiosità giocosa e il brivido del rischio si trasformano in paura concreta ed entrano anche nei sogni: “Ho visto la piazza del nostro paese in macerie, erano cadute le bombe e tutto bruciava. La mia scuola non c’era più”.

Perché accade ciò che accade? Chi ha ragione e chi ha torto? Finirà? E quando? Il romanzo “La guerra è finita” (Salani 2021), di David Almond, grandissimo autore inglese per bambini e ragazzi, racconta una storia ambientata in Inghilterra nel 1918, durante la Prima Guerra Mondiale. Il piccolo John, con il padre lontano, al fronte, la mamma che lavora in una fabbrica di armi in piena attività che non smette mai di crescere; cresce e cresce fino a diventare l’edificio più imponente della cittadina. Non si possono fare domande agli adulti perché l’unica risposta è: “Siamo tutti in guerra, anche voi”. Ma io, pensa John, “non sono che un bambino, come posso essere in guerra?”. È allora che John incontra, come in un sogno, un altro bambino ai margini del bosco, si chiama Jan: è diverso da lui eppure così simile. Allora John si domanda: può un sogno fortissimo far finire la guerra? Probabilmente no, ma i bambini hanno bisogno di crederci, e anche noi adulti: leggere un romanzo insieme a loro può servire a sognare più forte, da soli, ma insieme.

Tag: libri, bambini, guerra

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