Estate 2022: una stagione di record climatici. Ora che si è conclusa, le statistiche ci parlano di un trimestre giugno-luglio-agosto che in Italia e in Europa occidentale è stato il secondo più caldo di oltre due secoli, appena pochi decimi di grado al di sotto della storica estate 2003 e a soli 19 anni di distanza. Ma se si mettono insieme le anomalie di caldo con la siccità, allora si ottiene la peggior combinazione di sempre, e non solo per l’estate ma per i primi 8 mesi del 2022: una lunga carenza di neve sulle Alpi e di pioggia su tutta Italia, Francia e penisola iberica, associata a temperature mai così elevate per un periodo così lungo.

Quaranta gradi a Londra il 19 luglio, un estremo inedito e inaudito, ma pure sulla Bretagna, fattori predisponenti per i grandi e devastanti incendi che hanno flagellato le pinete della costa atlantica francese. Ghiacciai alpini in drammatica ritirata, con eventi catastrofici come il crollo della Marmolada del 3 luglio, dovuto all’abbondante acqua di fusione generata da temperature mai viste in alta montagna, con il livello dello zero termico che ha toccato in Svizzera il record assoluto a 5.184 metri, più in alto del Monte Bianco. Il Po ridotto a un rigagnolo, con il cuneo salino, ovvero l’acqua salmastra proveniente dall’Adriatico che senza il contrasto di quella dolce in arrivo dal fiume è rimontata nell’entroterra per 40 chilometri. E poi  temporali e nubifragi distruttivi, come quelli che il 18 agosto hanno flagellato la Corsica, con venti a 225 km/h, e il litorale ligure-toscano, facendo anche alcune vittime. Per non parlare di vasti disastri come le alluvioni in Pakistan, con un bilancio di oltre mille vittime, 33 milioni di persone coinvolte e oltre 10 miliardi di dollari di danni.

Come dobbiamo leggere queste cronache? Certamente gli eventi meteorologici estremi ci sono sempre stati, ma ciò che oggi ne cambia le caratteristiche è il riscaldamento globale che li amplifica, li rende più intensi e più frequenti, aumentando il rischio per persone e infrastrutture e i relativi costi causati dalle distruzioni. Insomma, questi eventi non sono  che un assaggio di quanto tra pochi decenni potrebbe essere la normalità climatica, con gravi effetti sull’agricoltura, la disponibilità di acqua, il turismo, le migrazioni dei popoli.

Chi era in vacanza in spiaggia quest’estate senza accorgersene aveva davanti a sé un mare di circa 4 millimetri più alto rispetto all’anno scorso, per effetto della fusione dei grandi ghiacciai polari e della dilatazione termica delle acque sempre più calde: il Mediterraneo è arrivato a essere un brodino a 31 gradi, circa 5 oltre il suo valore normale, e pure i pesci nostrani ne hanno sofferto, mentre si sono diffuse specie tropicali tossiche come il pesce palla maculato, il pesce scorpione e il pesce coniglio. Eppure tutto ciò non basta ancora a mettere le politiche climatiche al primo posto nell’agenda della nostra società. Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha detto a luglio: «Abbiamo di fronte una scelta: azione collettiva o suicidio collettivo».

Ascoltiamolo, perché il tempo stringe.

Tag: riscaldamento globale, estate, cambiamento climatico, Clima

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