La salute è servita

Le proteine vanno di moda, anche nell’acqua

immagine di legumi, fonte di proteine

Le mode negli ultimi anni vanno ormai a influenzare anche le diete e, più in generale, le nostre abitudini alimentari. Che le proteine siano il nutriente del momento lo si capisce da un rapido sguardo al packaging di diversi alimenti dove si vede campeggiare la scritta “protein” o l’abbreviazione “PRO”. Anche prodotti che non avrebbero bisogno di ulteriori qualifiche salutistiche sentono il bisogno di offrire qualche proteina in più: lo si osserva negli yogurt, nelle mousse di mele e si trova una versione “protein” perfino dell’acqua. Anche la diffusione del “piatto completo”, in cui a un alimento ricco di carboidrati deve essere affiancato un alimento ricco di proteine, oltre alla verdura e alla frutta, sottolinea l’importanza dell’assunzione di proteine a ogni pasto.

Ma ci servono davvero più proteine rispetto a quante, in media, ne consumiamo abitualmente in Italia? Dalle ultime indagini governative V-SCAI , risulta che ne consumiamo 1,1 grammi per chilo di peso corporeo, ovvero un poco di più rispetto all’assunzione di riferimento per la popolazione (PRI), pari a 0,9 grammi nell’adulto, e a 1,1 nelle persone con età maggiore di 60 anni. Questo significa che, se la diffusione di alimenti proteici dovesse aumentare nei prossimi anni rispetto al consumo abituale, si potrebbe assistere a una crescita dei consumi medi ben oltre l’assunzione di riferimento.

Proteine, meglio vegetali

Un’eccessiva assunzione di proteine è da tempo sconsigliata, per varie ragioni, tra cui i possibili effetti negativi sulla salute del rene, oppure l’associazione tra il consumo di carni conservate e il rischio di tumore del colon-retto. Tuttavia, negli ultimi anni una discreta quantità di studi hanno evidenziato anche effetti positivi del consumo di una buona quota proteica; di particolare interesse una meta-analisi di più di 30 studi scientifici, che ha considerato in totale più di 700 mila persone, in cui si osserva come quelle con i livelli più elevati di assunzione di proteine avessero un rischio minore di mortalità per qualsiasi causa.

Questa osservazione, specificano gli autori, è dovuta prevalentemente all’effetto protettivo delle proteine di origine vegetale, rispetto a quelle di origine animale; osservazione peraltro incorporata nelle indicazioni presenti nell’ultima edizione dei LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed Energia).
In una recente intervista su BBC Science Focus, Walter Willett, professore di epidemiologia ad Harvard, uno dei più rilevanti esperti di epidemiologia nutrizionale al mondo, dice: «Mentre non vi è una correlazione ben definita tra l’assunzione totale di proteine e la mortalità, una assunzione maggiore di proteine animali è associata a un aumento del rischio di mortalità. E l’assunzione di proteine di origine vegetale è associata a una diminuzione del rischio». Dunque, se si decide di mangiare più proteine, sia con alimenti “proteici” sia attraverso l’uso del “piatto completo”, dovremmo porre particolare attenzione e incrementare l’assunzione di quelle vegetali, passando da un rapporto che frequentemente è 3:1 a favore delle proteine animali, a un rapporto prossimo a 1:1. Questo significherebbe incrementare soprattutto il consumo di legumi o soia, utilizzabili anche come ingredienti in varie ricette o prodotti; altrimenti l’eccessiva assunzione di proteine animali porterebbe più rischi che benefici.

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop

Tag: abitudini alimentari, proteine

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