Sono in tanti, ormai, a interrogarsi sul ruolo e sulla legittimità di ChatGPT, che è uno dei tanti prodotti dell’intelligenza artificiale e che permette non solo di chiedere informazioni o tradurre testi, ma anche di risolvere problemi e redigere temi, articoli e dissertazioni. Così come sono tanti a sostenere che ben presto, con ChatGPT, i ragazzi non avranno più bisogno di studiare, e si limiteranno a copiare e incollare il risultato della ricerca realizzata da un algoritmo. Dicono. Ma io non ci credo, anzi, penso che l’IA sia un magnifico strumento a disposizione di tutti coloro che avranno la pazienza e la voglia di sperimentare e di tornare a far funzionare il cervello – quello umano e imperfetto, certo, ma che, proprio perché non strutturato in maniera rigida come accade invece alle macchine, associa e interpreta, inventa e cerca percorsi alternativi, e poi colora di emozioni il tutto, aggiungendo un pizzico di inconscio.

Ma procediamo con ordine, iniziando proprio dai ragazzi. Che tanto già adesso, se vogliono, copiano e incollano da internet, infilando spesso a caso informazioni racimolate qua e là, senza struttura e senza logica, senza buon senso e senza fantasia. Cos’è, d’altronde, la cultura? Una somma di nozioni che si accumulano oppure la capacità di saper cercare al posto giusto le informazioni necessarie per affrontare (ed eventualmente risolvere) un problema? Saper cercare e saper valutare, saper gerarchizzare e saper ragionare. Quella colonna vertebrale che permette di formulare le domande giuste al fine di tracciare pian piano una trama, un percorso, un abbozzo di risposta. Oppure anche nuove domande, come accade quando si inizia una psicanalisi e, dalla richiesta di aiuto iniziale, ci si sposta verso altre questioni e altri interrogativi. Tanto più che ChatGPT è utile soprattutto nel momento in cui si impara a chiedere, riformulando via via le domande, domandando approfondimenti e indirizzando la ricerca. Sono anni che, con le mie studentesse e i miei studenti, passiamo ore e ore a capire come cercare e utilizzare informazioni e contenuti sul web. Ebbene, con ChatGPT i meccanismi sono gli stessi, costringendo i più giovani a imparare a porre le domande giuste e a ragionare molto più di quanto non accada con i social.

Spesso gli errori dipendono dalle questioni mal poste. Vi ricordate com’è nata la filosofia? Non era proprio attraverso le domande di Socrate che, pian piano, gli interlocutori andavano avanti? E poi ChatGPT, come ogni altra creatura dell’IA, è una piattaforma alimentata dagli esseri umani. Uno strumento, appunto, che può fornire una base, un punto di partenza su cui poi innestare tutto ciò che l’IA non avrà mai: le emozioni, la specificità del vissuto individuale, quel modo unico e irripetibile che caratterizza ognuno di noi, e che non si trova solo nelle impronte digitali o nel viso, ma anche nella maniera di utilizzare le parole, torcere la grammatica, spingere la lingua oltre gli orizzonti piatti della mera compilazione.

 

Tag: ChatGPT, intelligenza artificiale

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