Terra, uomini e clima

La transizione verde nonostante Trump

Illustrazione di una fabbrica con ciminiere che emettono una grande foglia, simbolo di transizione verde in mezzo a piante rigogliose.

Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha detto: «Il suono che sentite è il ticchettio di un orologio. Siamo al conto alla rovescia finale per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi. E il tempo non è dalla nostra parte». Purtroppo, l’elezione di Trump per la seconda volta a presidente degli Stati Uniti d’America rischia di ritardare ulteriormente l’azione climatica. Le sue posizioni negazioniste sono ben note: già durante il suo primo mandato era uscito dall’Accordo di Parigi sul clima, poi recuperato da Biden. Ora rischia di farlo nuovamente. Un tira e molla che non è ben visto perfino da quelle stesse compagnie petrolifere che hanno appoggiato la sua campagna elettorale.

Gli interessi delle compagnie del fossile

Certamente gli interessi economici in campo energetico sono colossali, lo prova la nomina a segretario all’Energia di Chris Wright, amministratore delegato di una società di servizi per l’estrazione petrolifera tramite fracking che sostiene che il riscaldamento globale porterà benefici! Ma “Big Oil”, le grandi compagnie del fossile, preferirebbero stabilità, sanno che il loro potere è enorme anche restando dentro l’Accordo di Parigi: meglio dunque non sollevare polveroni mediatici e lavorare come sempre hanno fatto al rallentamento dei negoziati con altre strategie più sottili. Il rischio per le politiche di riduzione delle emissioni sono le minacce che Trump attiverà contro la ricerca scientifica sul clima, riducendo finanziamenti ai programmi di monitoraggio, cambiando i dirigenti delle agenzie ambientali (EPA e NOAA), e tagliando il sostegno alle energie rinnovabili.

La transizione verde è ormai iniziata

Tuttavia, anche se la preoccupazione è palpabile tra gli scienziati, molti analisti ritengono che la transizione ecologica verso le energie rinnovabili e la finanza sostenibile è ormai iniziata, potrà subire rallentamenti ma difficilmente si fermerà, o ancora meno probabilmente farà marcia indietro. Moltissime industrie hanno ormai intrapreso un cammino di efficienza e di autosufficienza energetica e terranno botta agli annunci populisti del neopresidente. Ed è proprio questo elemento di sostegno da parte delle masse che forse preoccupa di più: come sia possibile che milioni e milioni di persone neghino la crisi climatica e credano a promesse da imbonitore che liquidano i problemi ambientali come irrilevanti, mentre già ora causano migliaia di vittime e molti miliardi di dollari di danni.

È facile smontare il riscaldamento globale con due battute che parlano alla pancia delle persone, schiacciate da paure di breve termine come salari, occupazione, immigrazione. È facile dire “sono tutte balle, occupiamoci di cose più concrete”. Ma la ricerca scientifica è chiara: il clima estremo presenterà un conto sempre più salato. Forse coloro che hanno votato Trump si accorgeranno del riscaldamento globale allorquando un uragano avrà distrutto il loro salotto, ma purtroppo sarà tardi per i pentimenti, avremo solo perso altri anni preziosi. Auguriamoci che chi sta già percorrendo la strada della sostenibilità tenga duro, per non interrompere il faticoso e per ora troppo lento processo di transizione.

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Tag: Clima, riscaldamento globale, transizione ecologica, negazionismo climatico, transizione verde

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