Quest’estate sono andato in vacanza sulle Alpi e durante il viaggio ho fatto sosta a Rovereto per un panino (mi piace uscire dall’autostrada, i panini in città sembrano più buoni). In un piacevole bar del centro mi ha colpito il menù, indicato su una lavagna all’ingresso. In primo piano comparivano tigelle in diverse versioni: farcite con lardo, aglio e rosmarino (il condimento più tradizionale nell’Appennino modenese), con crema di nocciole e cioccolato (la versione dolce che in anni recenti ha infestato anche la piadina romagnola) e altro ancora. Che ci fa quassù – mi sono chiesto – una specialità così tipicamente appenninica, così tipicamente modenese? Ho pensato: la globalizzazione. Ho pensato meglio: la strada statale 12 che dall’Abetone porta al Brennero, oggi “doppiata” dalla A 22, l’autostrada Modena-Brennero.
La cultura alimentare ha molto a che fare con le strade. Non solo perché, da quando gli uomini hanno cominciato a viaggiare (cioè probabilmente da sempre), il “cibo di strada” è stato un fondamentale capitolo del loro modo di nutrirsi. Ma anche e soprattutto perché la strada è stata essa stessa un veicolo di diffusione delle abitudini alimentari. Lungo la strada non viaggiano solo gli uomini, ma le loro idee e i costumi, le pratiche e i gusti. Se la tigella dell’Appennino modenese ha trovato accoglienza alle pendici delle Alpi non è per una sua particolare vocazione montanara, ma perché la gente dell’Appennino ha trovato facile accesso alle Alpi. Grazie alle strade che storicamente hanno messo in comunicazione le due aree.
La tigella sulle Alpi non c’entra nulla, ma è un’immagine lampante di come lo scambio possa definire le identità. Nessuno, vedendo una tigella a Rovereto, penserebbe di trovarsi di fronte a una sconosciuta specialità locale. Al contrario, si chiederebbe (o chiederebbe al gestore del locale, come ho fatto io) per quale strana vicenda la tigella sia finita lì. Si sentirebbe rispondere che un fornitore emiliano l’ha proposta, ed è sembrato un gioco divertente metterla in carta. L’identità modenese del prodotto non si è incrinata lassù, anzi, si è rafforzata. La fuoriuscita dal suo territorio ha ribadito la sua appartenenza territoriale.
Nell’epoca della globalizzazione, le differenze locali sono sempre a rischio di perdersi. Ma si possono anche valorizzare. Il territorio definisce culture, ma si può esportare. Le strade sono il modo più semplice e più antico per farlo.

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