La mia scuola elementare non era niente male: tutti insieme in una sola aula dalla prima alla quinta, una pluriclasse, ma in campagna. Con nel giardino bei cipressi intorno ai quali si correva nell’intervallo. Quella delle medie era una scuola già più anonima, Quarrata provincia di Pistoia, che non mi ha lasciato dentro nessun ricordo particolare. Uno scalone d’ingresso, gradini in marmo, grande. O ero piccolo io. Invece l’edificio del liceo era brutto davvero: un’ex fabbrica tessile a Prato dove al posto dei telai c’eravamo noi. Desolante.

Mi sono passate tutte davanti, le scuole che mi hanno tenuto dentro per 13 anni, guardando la scuola media Antonio Brancati di Pesaro. Ne hanno parlato i giornali, ma troppo poco, perché è la scuola più ecosostenibile d’Europa. Ha preso 88 punti su 100 in una certificazione che si chiama LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) v4 BD+C for School livello Platino. La prima in Europa, appunto, la seconda al mondo.

La scuola Brancati è stata pensata per essere un edificio “amico dell’ambiente e delle persone”, dice l’architetto Margherita Finamore del Comune di Pesaro, che l’ha pensata e progettata volendole bene da subito. La Brancati come tetto ha un prato – non vuol dire che nell’intervallo ci si possa giocare a pallone, ma è un bel pensiero – è luminosa, con tante vetrate che sfruttano la luce naturale e un’illuminazione a led dimmerati con sensori di presenza nelle aule, che si accendono e si spengono da soli. L’illuminazione naturale degli spazi abbassa il consumo energetico e, in più, favorisce quella strana cosa che si chiama “connessione visiva con l’esterno”.

Vuol dire che a scuola non ti ci senti prigioniero, ci vai e ci stai più volentieri e, ci vuol poco a capirlo, finisce che studi di più e sei più contento. Rischi anche di uscirne come una persona migliore. L’efficienza energetica è altissima grazie ad un involucro, un cappotto, ben isolato che serve anche a renderla silenziosa: l’insonorizzazione è stata studiata con l’Università di Bologna e alla Brancati il prof, per spiegare, non deve urlare. Incredibile.

Intorno c’è poco cemento o asfalto, sono state ridotte al minimo le superfici esterne impermeabili a favore di aree a verde: vedere alberi fa bene, lo dice il professor Mancuso in queste stesse pagine, e la Brancati raccoglie l’acqua piovana per riutilizzata nell’irrigazione. I rubinetti e le cassette wc hanno i flussi più bassi disponibili sul mercato, che le fanno consumare la metà di una scuola comune. Si chiama efficienza idrica: anche se lo studente va in bagno 20 volte in un’ora per svicolare l’interrogazione in matematica non prosciuga la cisterna. C’è una doccia per lo staff – una scuola che pensa al benessere di chi ci lavora – ci sono rastrelliere per le biciclette e la colonnina per la ricarica dei veicoli elettrici. La biblioteca ha un accesso autonomo, che la rende utilizzabile anche al di fuori dell’orario scolastico, perché la Brancati pensa anche a come essere utile a chi ci vive intorno.

Alla Cop26, a Glasgow, la Brancati ha rappresentato l’Italia e il suo meglio. C’entra qualcosa che alla guida dei vari gruppi di lavoro che l’hanno realizzata ci sono quattro donne? Forse no, il sostenibile è femminile.

Tag: sostenibilità, risparmio energetico, scuola brancati, pesaro

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