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La grande fuga dalla piattaforma di Elon Musk

Una mano che tiene uno smartphone con la piattaforma di Elon Musk che mostra il grande logo X bianco su uno schermo nero.

Nato nel 2006 come un semplice strumento per condividere brevi pensieri in 140 caratteri, Twitter è diventato nel tempo uno dei principali luoghi di dibattito politico, culturale e sociale. Tuttavia dal 2022, la piattaforma di Elon Musk ha subito trasformazioni profonde, culminate nel cambiamento del nome in X. Ma cosa significa tutto questo? Chi continua a usarlo? E, soprattutto, chi lo sta lasciando e perché?

Chi sta lasciando la piattaforma di Elon Musk

Quando Elon Musk, dopo aver acquistato Twitter, ne ha cambiato il nome in X, non si è trattato solo di un rebranding simbolico: il nuovo nome manifesta la volontà di costruire un’app tuttofare ispirata a modelli come l’app cinese WeChat, che combina messaggistica, pagamenti e molto altro. Ma la transizione non è stata indolore: Musk ha licenziato migliaia di dipendenti, smantellato team chiave, inclusi quelli che si occupavano di moderazione e sicurezza, e introdotto cambiamenti drastici, come la fine della verifica gratuita degli account e l’introduzione di un abbonamento mensile per ottenere il badge blu.

Twitter, ora X, ha sempre avuto un impatto enorme sulla politica, specialmente durante le elezioni, permettendo ai candidati di comunicare direttamente con gli elettori senza intermediari. Ma dopo l’arrivo di Musk la riduzione della moderazione ha aperto le porte a una maggiore diffusione di disinformazione e ormai X, anziché favorire il dibattito democratico, è diventato un megafono per propaganda e teorie del complotto, un’arena caotica e polarizzata.

Molti giornalisti, politici e celebrità hanno ridotto la loro presenza sulla piattaforma; sono crollati  gli investimenti pubblicitari; il calo degli utenti attivi, che già a marzo 2024 erano diminuiti del 30% rispetto all’anno precedente, si è ulteriormente accentuato dopo le presidenziali Usa, anche con prese di posizione pubbliche di importanti testate che hanno sospeso il proprio account X. Un fenomeno ulteriormente accelerato dall’approdo di Musk alla politica attiva accanto al neopresidente americano Donald Trump.

Le piattaforme alternative a X

Così la crisi di X ha alimentato la crescita di piattaforme alternative, come Bluesky e Threads. Per chi come me ha creduto in passato alla promessa di Internet come luogo di scambio, dialogo e crescita collettiva, la parabola di Twitter è emblematica di come le piattaforme digitali abbiano invece preso la strada della polarizzazione e accentuato la degenerazione del dibattito collettivo.
Io stessa ho cancellato il mio “storico” account Twitter, creato quando nel 2007 noi utenti italiani ci conoscevamo praticamente tutti per nome, e ho traslocato su Threads e Bluesky, anche se con molte meno illusioni che in passato. Più che di nuove piattaforme online, penso che abbiamo bisogno di tornare a incontrarci dal vivo e nutrire le nostre menti con ragionamenti più complessi di un tweet.

Dove vanno gli ex utenti di Twitter-X

Bluesky, una piattaforma nata da una costola di Twitter per opera del suo fondatore, Jack Dorsey, ha guadagnato in poche settimane 24 milioni di utenti (si stima che gli utenti attivi mensili di  Twitter siano oggi 250 milioni): la sua attrattiva si basa sulla promessa di dare agli utenti più controllo sull’algoritmo che determina quali contenuti vedranno, regole stringenti di moderazione, controllo della qualità dei post e zero pubblicità.
Un’altra piattaforma in ascesa è Threads, il social lanciato da Meta (la società madre di Facebook e Instagram), per il momento ancora priva di pubblicità e fortemente spinta dalle piattaforme sorelle. www.threads.net

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop.

Tag: Elon Musk, , , piattaforme, , Threads, X, Bluesky, WeChat

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