Quattro volte alla settimana, a metà pomeriggio, arriva l’insalata. Marco Rossi la va a prendere in una cooperativa sociale con certificazione biologica che sta lì vicino. È fresca, appena colta, un’insalata bellissima. Viene lavata, tagliata e sistemata in quattro diversi punti del pollaio, per evitare assembramenti, «è una sorta di merenda del pomeriggio. Le galline, appena vedono che cominciamo a preparare le cassette, diventano matte. Si vede che sono felici», dice Rossi, ed è felice anche lui. Quella delle galline che fanno merenda è un’immagine potente, pensiamoci. Siamo nell’azienda agricola Le Selvagge, le galline sono 1.650, tutte bianche, razza livornese e fanno 1.500 uova al giorno. «Selvagge come la terra in cui vivono – prosegue Rossi – libere di razzolare nel sottobosco, tra faggi, castagni e robinie. Spesso le troviamo appollaiate sui rami, comode, in compagnia a godersi il panorama».

Le uova delle galline che fanno merenda sono buone e vanno a ruba. Il mercato locale ed i ristoranti stellati che le utilizzano ne vorrebbero di più. Così Rossi e i suoi soci stanno investendo in un secondo pollaio che a fine settembre ospiterà altre 1.300 selvagge.

Possiamo guardare alle galline che fanno merenda come un esempio di economia della gentilezza? Nelle 366 pagine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, quello che guida l’investimento di 200 e più miliardi di euro che dovrebbero farci uscire dalla crisi della pandemia migliori di come ci siamo entrati, la parola “gentilezza” non c’è. C’è “digitale”, citato 587 volte, c’è “sostenibile” per 183 e “transizione”, 167. L’umanità una transizione verso la gentilezza l’ha già sperimentata.

La gentilezza, che era stata parte fondamentale del cristianesimo delle origini con l’amore verso il prossimo, anche quando è diverso e straniero, scompare nel Medioevo e riappare con il Rinascimento. Poi viene teorizzata da Jean-Jacques Rousseau, attraversa le idee egualitarie e l’antirazzismo degli anni ‘60 del 900, viene schiacciata dalla competizione sociale dell’uno contro tutti nel capitalismo ma sopravvive nell’impegno di milioni di persone che fanno volontariato.

C’è gentilezza in un rapporto equilibrato degli esseri umani con l’ambiente in cui vivono, c’è gentilezza nell’economia circolare, nel ridurre gli sprechi, nella condivisione di oggetti invece che nell’acquisto compulsivo. C’è gentilezza nei rapporti di cura, e dovremmo averlo capito nel corso di questa pandemia guardando le immagini di medici e infermieri ingolfati in una tuta bianca e che, con delicatezza e competenza, in cinque intorno ad un letto di terapia intensiva mettono prono un cittadino malato perché così forse si salva. Servirebbe anche una gentilezza di ritorno da parte della società con uno stipendio, soprattutto per gli infermieri, più degno.

A me è sembrato di vedere tutto questo nella scena delle galline che fanno merenda. Ma forse perché le Selvagge stanno in un bosco sopra Nembro, Val Seriana, Bergamo, dove la prima ondata della pandemia ha lasciato molte sofferenze. Loro hanno regalato quindicimila uova a chi ne aveva bisogno e all’ospedale Covid tirato su nella Fiera di Bergamo. È nato prima l’uovo, la gentilezza o la gallina?

Tag: galline, Nembro, pandemia, gentilezza

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