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La gazza ladra… e la peppola killer

Dobbiamo tornare su quella particolare supponenza del genere Homo in base al quale tutto il resto dei viventi sarebbe sulla Terra solo a uso e consumo degli uomini. Con tutto il rispetto per chi perde la vita, bisogna ribadire che non esiste alcuna inclinazione all’assassinio in natura e che nessuna categoria morale umana può essere invocata quando si parla di animali non umani. Prendiamo gli squali, per esempio, animali antichissimi e predatori perfetti ormai però in via di estinzione anche a causa di una cattivissima fama non giustificata dai fatti. In tutto il mondo gli squali vengono massacrati da una guerra feroce, condotta da uomini che non esitano a mutilarli delle pinne e ributtarli in mare ancora vivi, ma destinati a una morte atroce, solo per soddisfare la voglia di pietanze esotiche. Però, per l’opinione pubblica, lo squalo è un feroce assassino, un killer cui dedicare film del terrore.
Eppure al mondo si registrano più vittime, ogni anno, a causa della caduta di noci di cocco che non per morso di pescecane (su un centinaio di presunti attacchi, solo una vittima, nel 2007, in tutto il nordamerica, secondo International Shark Attack File). Eppure non risulta che si stia preparando un film dal titolo “La vendetta della noce di cocco”, né che la gente si guardi bene dal prendersi un riposino sotto le palme.
Di decine di migliaia di tigri originarie ne restano poco più di tremila al mondo, per salvare le quali stavolta, anno mondiale della tigre, non basteranno più le parole o gli impegni generici. Se non vogliamo che il prossimo anno della tigre (2022) venga celebrato senza le protagoniste. Non possiamo fare a meno di ripensare alle strategie che hanno contribuito a distruggere gli habitat di quei felini. Il modello di sviluppo occidentale, insieme con l’assalto alle risorse naturali, è letale almeno quanto il bracconaggio. Ma da sempre la tigre viene rappresentata come una mangia bambini implacabile.
Infine la solita caccia: nella sola Toscana vengono attualmente detenuti 250.000 uccelli, in condizioni di atroci sofferenze, per funzionare da richiami vivi allo scopo di uccidere altra selvaggina. Non è solo questione di animalismo, ma di ripristino della legalità, visto che la Corte Costituzionale aveva già bocciato analoga leggina regionale e che si preparano le sanzioni da parte della UE. In quanto a diritti degli animali non umani, il nostro paese è quasi l’ultimo in Europa, grazie una lobby minoritaria nel paese, ma estremamente aggressiva in Parlamento. Negli ecosistemi malati la caccia fa almeno tanti danni quanti il bracconaggio reca alla tigre. Ma gli uomini sanno sempre come giustificarsi: banalità del tipo “sono animali che procurano danni all’agricoltura”. Basterà aspettare per vedere comparire il fringuello assassino e la peppola killer. Intanto la gazza ladra già c’è…

Mario Tozzi

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