Chi oggi non ha uno smartphone abitualmente con sé? Le potenzialità di raccolta dati e calcolo di questi strumenti sono notevoli e possono essere sfruttate non solo per la comunicazione, ma anche per la nostra salute. Esistono riviste scientifiche dedicate al tema e con una rilevanza notevole, come ad esempio il “Journal of Medical Internet Research, mHealth and uHealth”, dove per “mHealth” si intende mobile Health, ovvero salute e smartphone, mentre per uHealth si intende Ubiquitous Health, ovvero salute e dispositivi elettronici portatili, nonché i social network gestiti attraverso l’informatica medica e programmi di intelligenza artificiale. Il panorama di opportunità possibili è dunque vario, popolato da realtà che vanno dalle piccole startup innovative, alle spin-off universitarie fino ai colossi del Big-Tech.

In questo panorama si inseriscono anche le app dedicate al mondo della dieta, della corretta alimentazione e più in generale al mantenimento di un corretto peso corporeo. In questo momento tra le più utilizzate vediamo quelle che conteggiano le calorie, e alle volte realizzano anche un bilancio energetico, avendo molti smartphone il contapassi e potendo integrarsi con i braccialetti chiamati “activity traker”.

Possono sembrare certamente utili al controllo della nostra dieta, tuttavia hanno vari limiti, come evidenziato da un recente editoriale a cura dell’Università di Harvard dal titolo inequivocabile: “Stop counting calories”, smetti di contare le calorie. I motivi sono vari, ad esempio la densità nutrizionale degli alimenti risulta ancor più importante delle semplici calorie, ma difficile da calcolare se non con algoritmi su cui non si è ancora raggiunto un accordo condiviso. Poi vi sono le nuove conoscenze relative al microbiota (la flora batterica intestinale), che evidenziano come una dieta in grado di modulare il microbiota modifichi la biodisponibilità di nutrienti quali l’inositolo, oppure la velocità di assorbimento dei carboidrati. Fattori almeno altrettanto importanti rispetto al mero conteggio calorico.

Rimangono inoltre rilevanti problemi di accuratezza dei dati nelle app, con limiti sia nella valutazione delle porzioni che nei database di alimenti a disposizione. Ma il problema maggiore è relativo al “controllo”, elemento che può diventare ossessione: l’utilizzo di app può diventare uno strumento al servizio dell’ossessività in persone vulnerabili. È dunque da consigliare il monitoraggio del loro uso da parte dei genitori con figli in età adolescenziale.

In alternativa al “fai da te”, app ben realizzate possono, e potranno sempre di più, migliorare la qualità e la tipologia di servizio che un professionista offre. Un buon dietologo potrà sempre avere una marcia in più rispetto ad una app nel capire cosa possa essere di aiuto al paziente, ed il motivo è molto semplice: il comportamento alimentare umano è, prima di tutto, umano.

Tag: dieta, calorie, microbiota, app

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