Cibo 2030

Algoritmi e arbitrio nell’intelligenza artificiale

Una persona tende una mano con un ologramma di lampadina digitale, simbolo di innovazione, tecnologia e intelligenza artificiale.

Viviamo un momento storico in cui l’Intelligenza Artificiale (IA) sta ridefinendo silenziosamente, ma profondamente, le nostre abitudini quotidiane. La velocità di adozione di queste tecnologie è impressionante: mentre la telefonia fissa ha impiegato 75 anni per raggiungere i 100 milioni di utenti, ChatGPT lo ha fatto in soli due mesi. Questa accelerazione porta con sé una domanda urgente: vogliamo davvero lasciare lo sviluppo dell’IA nelle mani di pochi giganti tecnologici, senza una governance etica, solida e condivisa?
L’IA offre straordinarie opportunità per affrontare le sfide globali in settori chiave: dalla sanità, all’educazione, all’ambiente. Tuttavia, presenta anche rischi significativi legati alla qualità dei dati su cui è addestrata e ai pregiudizi che può perpetuare. Un esempio allarmante è quello dell’Olanda, dove un algoritmo utilizzato dalle autorità fiscali ha ingiustamente escluso migliaia di famiglie, spesso appartenenti a minoranze etniche, dai benefici sociali. Le conseguenze sono state devastanti: povertà, perdita della custodia dei figli e persino casi di suicidio. Questo episodio dimostra quanto sia pericoloso lasciare decisioni critiche a sistemi privi di adeguati contrappesi etici.

L’intelligenza artificale e i pregiudizi

I sistemi di raccomandazione basati sull’IA influenzano le nostre scelte quotidiane, rischiando di rinchiuderci in “bolle d’eco” che consolidano i pregiudizi. Inoltre, dispositivi intelligenti raccolgono dati sui nostri comportamenti spesso senza trasparenza né consenso informato. Anche nei supermercati, l’IA sta trasformando l’esperienza di acquisto, ma rischia di escludere chi non ha familiarità con queste tecnologie, ampliando il divario digitale. Nel dibattito sull’etica dell’IA il Vaticano, con la “Rome Call for AI Ethics”, sottoscritta da Microsoft e IBM, promuove uno sviluppo basato su valori umani condivisi, come trasparenza, equità e responsabilità. L’Unione Europea sta cercando di regolamentare l’IA con l’AI Act, una proposta legislativa che classifica i sistemi di IA in base al livello di rischio, prevedendo adempimenti direttamente proporzionali. Questo approccio, che investe tutti i settori a eccezione di quello militare, mira a creare un quadro normativo che bilanci l’innovazione con la protezione dei diritti fondamentali. Tuttavia, senza una cooperazione globale, il rischio è che normative frammentate compromettano l’efficacia delle regolamentazioni.

L’intelligenza artificiale e i rischi di manipolazione

Di fronte a queste sfide, è essenziale promuovere un’educazione critica all’IA, che permetta ai cittadini di comprendere le logiche previsionali che ne influenzano le scelte quotidiane. Solo con una maggiore consapevolezza potremo evitare che l’IA diventi uno strumento di manipolazione, anziché una leva per costruire modelli di sviluppo più sostenibili e inclusivi.
Dunque, se il futuro dell’IA riguarda tutti noi, non può essere lasciato nelle mani di pochi. Come consumatori e cittadini, abbiamo il diritto e il dovere di pretendere trasparenza, etica e partecipazione nelle decisioni che riguardano lo sviluppo e l’uso di queste tecnologie. Tuttavia, questo impegno richiede in primis un ruolo attivo da parte nostra: non possiamo impigrirci o accontentarci della scelta più comoda e facile. È essenziale mantenere una mentalità critica e curiosa, informandoci, ponendo- ci domande e mettendo in discussione le risposte pronte, offerteci quotidianamente dagli algoritmi. Ne va del nostro futuro e della nostra libertà di poter scegliere davvero.

 

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop.

Tag: intelligenza artificiale, ChatGPT

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