Cibo 2030

Intelligenza artificiale e agricoltura, quali rischi

disegno di un robot umanoide di intelligenza artificiale che annaffia una pianta

Nel 2024 il mercato globale dell’intelligenza artificiale per l’agricoltura è stato stimato intorno ai 30 miliardi di dollari e, se le previsioni saranno confermate, potrebbe quasi triplicare entro il 2034: una valanga di capitali che, secondo analisi come quelle di Fortune Business Insights, sta ridisegnando in silenzio il modo in cui coltiviamo e mangiamo. Accanto agli investitori privati ci sono i grandi attori pubblici: la Banca Mondiale ha già superato il miliardo di dollari di prestiti dedicati all’agricoltura digitale, mentre l’Unione Europea ha messo sul tavolo centinaia di milioni di euro per ricerca su IA, robotica e agricoltura di precisione.

La FAO, nella sua “Global Roadmap” nel 2025, mette però un paletto chiaro: queste tecnologie possono davvero contribuire a trasformare i sistemi alimentari se vengo­no orientate alla sostenibilità, all’inclusione dei piccoli produttori e alla tutela del suolo e della biodiversità, non se servono solo a spremere qualche punto percentuale di resa in più. Dall’altra parte, i report indipendenti dell’IPES-Food lanciano un al­larme: se questa corsa agli investimenti digitali è guidata da poche grandi piatta­forme, il rischio è una nuova concentrazione di potere e un’ulteriore omologazione delle colture. Nel frattempo, gli algoritmi entrano in campo. I sistemi di intelligenza artificiale vengono addestrati su enormi quantità di dati agricoli, climatici e di mercato per “suggerire” cosa seminare, quando irrigare, quale varietà scegliere, a chi vendere.

Se l’obiettivo è il profitto

Ma se l’unica bussola è massimizzare resa e profitto nel breve periodo, la risposta è quasi sempre la stessa: puntare su poche commodity globali – mais, riso, grano, soia, patate – più redditizie, più standardizzabili, più facili da assicurare e da scambiare.
In questo scenario, tutto ciò che non segue la linea delle commodity viene rapida­mente relegato ai margini. Colture locali come il teff in Etiopia, i cereali minori, i le­gumi autoctoni o le varietà tradizionali mediterranee rischiano di essere etichettate come “non ottimali” e quindi scoraggiate dai consigli digitali. E nei territori dove è già forte la dipendenza da sementi brevettate e input chimici, l’IA può trasformarsi in una gabbia: pacchetti integrati di semi, pesticidi, macchine e piattaforme dati controllati da poche multinazionali da cui è sempre più difficile uscire.

Se l’intelligenza articiale fa il tifo per tre sole specie

Il paradosso è che questa spinta alla standardizzazione arriva proprio mentre sappiamo quanto sia fragile un sistema agricolo basato su poche col­ture. Già oggi oltre la metà delle calorie vegetali che arrivano sulle nostre ta­vole proviene da tre sole specie – riso, grano, mais – e la FAO denuncia da anni una pericolosa erosione della diversità genetica nei campi. In questo quadro, realtà come Coldiretti in Italia provano a spostare il baricentro: al centro mettono innovazione sì, ma come leva per sicurezza alimentare ed etica, non come scorciatoia per omologare. Dalle piattaforme digitali per gestire dati e tracciabilità alle soluzioni di agricoltura 4.0, la scom­messa è usare tecnologia e IA per rafforzare le aziende agricole, valorizzare le produzioni tipiche, ridurre sprechi e input chimici, non per spegnere la biodiversità e la libertà di scelta dei territori. La partita, allora, non è solo tecnologica: è culturale e politica. Si gioca nel codice degli algoritmi, nella governance dei dati, nel tipo di agricoltura che scegliamo di rendere “intelligente”: quella delle monocul­ture standardizzate o quella dei paesaggi agricoli diversi, resilienti, intrecciati con le culture locali. Perché la vera intelligenza, nella transizione ecologica, sarà riuscire a far sì che l’IA amplifichi la creatività dei territori e la ricchezza della biodiversità, invece di schiacciarle dentro i confini stretti di cinque colture globali.

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop

Tag: IA, intelligenza artificiale, biodiversità, agricoltura

Condividi su

Lascia un commento

Dicci la tua! Scrivi nello spazio qui sotto cosa pensi dell’articolo, la tua opinione è importante per noi.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

Ho letto la policy privacy e accetto il trattamento dei miei dati personali

Iscriviti alla
newsletter

di Consumatori

Ricevi ogni mese via mail la rivista digitale e le notizie più interessanti

;