Secondo lei

Il valore della diversità

Un uccello giallo si trova tra gli uccelli blu, evidenziando la bellezza della diversità del gruppo.

Dopo la creatura senza nome del dottor Frankenstein di Mary Shelley, uno dei primi paladini cinematografici della diversità come dispositivo capace di scardinare un mondo di ingiustizie e discriminazioni, della “divergenza” come valore e non come limite, è Peter, il piccolo protagonista del film di Joseph Losey “Il ragazzo dai capelli verdi”. Era il 1948 e la Seconda guerra mondiale era appena finita. Peter, dieci anni, orfano di guerra, un giorno rimane affascinato da una pianta sempre verde – forse radioattiva? – e poco dopo si sveglia e si accorge sgomento che i suoi capelli sono diventati verdi: gli adulti pensano sia malato, gli altri bambini lo prendono in giro e lo bullizzano. Il film è una fiaba e una parabola: il verde di quei capelli simboleggia la speranza ed è un ragazzino di dieci anni a prendere su di sé uno stigma e a trasformarlo in bellezza e orgoglio.

Nel 1990 arriva “Edward Mani di Forbice”, il capolavoro di Tim Burton, che in qualche modo è cugino di quel Peter coi capelli verdi: una creatura incompiuta perché il suo artefice muore prima di costruirgli le mani che sono un fascio di lame e forbici. Il meraviglioso Edward/Johnny Deep incarna l’emarginato per eccellenza (come l’indimenticabile Elephant Man/John Hurt di David Lynch): martoriato dalle cicatrici, creatura dannata e innocente che suscita l’interesse e l’innamoramento della piccola comunità di un sobborgo americano abituata al conformismo di una vita sempre uguale, ma che in un attimo può trasformarsi nel capro espiatorio, nella vittima sacrificale: il “diverso” contro i “normali”. C’è il piccolo Auggie di “Wonder”, film tratto dal romanzo di R.J. Palacio. Gli esempi sarebbero tantissimi, fino ad arrivare a Bella, la protagonista del celebrato ultimo film del regista greco Lanthimos, “Povere creature!” che trova il modo di ribaltare il suo destino. Ma essere creature diverse al cinema non è come esserlo nella vita reale, nel quotidiano.

Qualcosa da un punto di vista della percezione globale rispetto alle differenze cambia con il celeberrimo spot di Apple del 1997: Think Different, pensa differente, dove compaiono personalità geniali che hanno cambiato la storia dell’umanità grazie al loro essere “fuori dal coro” e alle loro innate caratteristiche divergenti. Negli ultimi anni, sono numerosi gli esempi di persone di successo che partono da un qualche tipo di divergenza: sindrome dello spettro autistico, caratteristiche fisiche particolari. Nello sport, nella moda, nella cultura: donne e uomini che sfidano i luoghi comuni e spronano la società a diventare sempre meno giudicante e più inclusiva. Nella vita quotidiana però, queste divergenze spesso si pagano care perché, se sono sinonimo di ricchezza, di possibilità (biodiversità), sono comunque, di partenza, un limite e una sfida quotidiana che non tutte e tutti hanno la possibilità di affrontare con il sostegno adeguato. C’è la necessità di avere attorno a sé una comunità che ti supporti: dalla scuola al mondo del lavoro. E questo è il punto essenziale, le comunità, ma soprattutto una politica che faccia scelte per le persone, tenendo sempre a mente che i diritti di alcuni diventano diritti per tutti

Tag: discriminazioni, diversità, stigma

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