La salute è servita

Il “peso” della nicotina

immagine di sigaretta sopra una bilancia per descrivere che farla finita con la nicotina può indurre un aumento del peso

Le persone che decidono di farla finita con la nicotina otterranno diversi vantaggi per la salute, salvo un aspetto meno positivo: mediamente si assiste a un aumento di peso di 4-5 kg in un anno. Il bilancio rimane complessivamente favorevole: solamente considerando la stima del rischio cardiovascolare, la sua riduzione data dalla sospensione del fumo è decisamente maggiore rispetto al lieve aumento dato dall’aumento di peso. Il timore di ingrassare però può essere un ostacolo al processo decisionale e motivazionale con cui una persona decide di passare dalla contemplazione alla decisione di smettere di fumare.

Perché avviene tale aumento e quali possono essere le strategie per gestirlo? Il tema ha punti di contatto con la rubrica del mese di aprile, che trattava della differenza tra felicità e piacere: la felicità insiste maggiormente su circuiti mediati dal neurotrasmettitore serotonina, il piacere dalla dopamina. Sia il fumo sia il cibo possono dare piacere, dunque insistono sul medesimo neurotrasmettitore, la dopamina; è ben noto che il fumo possa dare dipendenza, meno noto è che anche il cibo, in particolare gli alimenti edonistici, possa fare altrettanto. Nel nostro cervello l’area tegmentale ventrale è particolarmente importante per il sistema di gratificazione e svolge un ruolo cruciale anche nella regolazione della motivazione e del comportamento. Il neurotrasmettitore più rilevante in quella zona è la dopamina e, una volta che ci si abitua a certe quantità di questa sostanza, poi le si ricerca costantemente. Su questa base neurologica comune nascono e si cronicizzano diverse dipendenze.

Quando si decide di smettere di fumare vi sarà meno dopamina nell’area tegmentale ventrale e, spontaneamente, si cercherà di compensarne la carenza. Qual è il modo più semplice, veloce e alla portata della maggior parte delle persone per aumentare la dopamina, ovvero provare piacere? Consumare alimenti graditi. Il processo è spontaneo, non necessita di mediazione cognitiva; dunque, la maggior parte delle persone non ne ha una piena percezione, ed è per questo che il rimando comune dell’ex fumatore è: «Non ho cambiato abitudini alimentari, eppure da quando ho smesso di fumare sono aumentato di peso». A questo si aggiunge un’osservazione meramente numerica: sono sufficienti 30 kcal a pasto in più per giustificare un aumento di 4,5 kg in un anno; questa energia extra è molto limitata ed è normale che non venga percepita né memorizzata. Ma non sarà il controllo ossessivo delle calorie assunte a tutelare dall’aumento: questo approccio è destinato a durare poco ed essere dicotomico.

Considerata la necessità di dopamina, in questo periodo risulta importante la capacità di gestire in modo funzionale l’assunzione di alimenti edonistici. Al contrario, ciò che si osserva frequentemente nelle persone che vogliono controllare il peso corporeo è una gestione disfunzionale degli alimenti edonistici: si cerca di eliminarli dalla dieta, esponendosi poi al rischio di un’assunzione impulsiva, in cui non si è nelle condizioni per gustarli a pieno, riducendo la conseguente secrezione di dopamina. Che verrà comunque poi ricercata creando un circolo vizioso.

 

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop

Tag: fumo, nicotina

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