Settembre è il mese dei nuovi inizi e dei buoni propositi per il futuro. Riprende la corsa a ostacoli quotidiana tra famiglia, lavoro e piccoli spazi privati. Abbiamo sopportato l’estate, in molti casi l’abbiamo patita: il caldo torrido e i violenti temporali che ci hanno sorpresi e spaventati, le temperature che di notte non ci hanno lasciato dormire, le albe affacciati al balcone per respirare un refolo d’aria fresca prima che il sole cominciasse a scaldare troppo. Ci siamo interrogati sul caldo, come ogni estate, ormai da anni: faceva così caldo, prima? Qualcuno si è trincerato dietro l’aria condizionata sparata a palla dentro casa o in ufficio; qualcun altro ha cercato refrigerio in un centro commerciale o in una biblioteca comunale: a Bologna sono state tenute aperte a giugno e luglio per consentire ai cittadini di accedere a un rifugio climatico.
Sperare nel futuro
Il problema della sopravvivenza è stato così scongiurato, mentre quello del come retrocedere da questa tendenza, meno. I condizionatori ti salvano dentro casa, ma ti uccidono fuori: la temperatura negli agglomerati urbani aumenta anche a causa loro. Abbiamo imparato il termine “deforestazione” e capito che questa ci espone a rischio climatico e mette in pericolo la biodiversità. Ve lo ricordate Sting negli anni ’80 in Amazzonia? È stato uno dei primi artisti pop rock a esporsi e a battersi per la causa ambientalista che oggi è più che mai viva soprattutto tra le giovani generazioni. Nel 1987 ha fondato la Rainforest Foundation per proteggere la foresta pluviale e non ha mai smesso di lanciare appelli in tal senso. Se dovessimo pensare a quale sia oggi il tema più urgente da affrontare certamente indicheremmo questo: la salvaguardia del Pianeta che pure sembra essere, nelle gran parte delle agende politiche, più un messaggio di facciata che una concreta serie di azioni per sperare nel futuro.
L’attenzione ai piccoli gesti
Ci sono molti movimenti nel mondo che si stanno battendo per questa causa con azioni non violente, ma incisive, e che considerano questo il nodo cruciale che la politica globale dovrebbe tenere presente. Forse potremmo aggiungere, se già non c’è, alla nostra lista dei buoni propositi, l’attenzione ai piccoli gesti che hanno una ricaduta sull’ambiente: sprecare meno acqua, limitare gli spostamenti in automobile – se non elettrica – e in aereo, sapere che l’AI, in continua espansione, consuma tantissima energia, e infatti si ricomincia a puntare sul nucleare. Tutte questioni che ci riguardano da vicino: scelte abitative, alimentari, abbigliamento e spostamenti. Già nel 1962, lo scrittore britannico J.G. Ballard, con la sua “fantascienza del presente” aveva inaugurato il ciclo dei “Cataclismi”: una serie di romanzi incentrati sul collasso ecologico e sull’aspetto psicologico di un’umanità arida e alla deriva in un Pianeta devastato. “Nella zona del disastro ciascuno di noi c’è già ed è troppo tardi per uscirne”, aveva scritto e, forse, per sfuggire a questa maledizione, oltre a impegnarci in azioni concrete, potremmo riprendere in mano i suoi libri e ascoltare il grido d’allarme che in moltissimi lanciano da decenni e che in troppi hanno ignorato.
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