Molti la chiamano Coop28. Invece l’incontro internazionale sul clima di Dubai è la Cop28, che vuol dire la Conferenza delle parti  firmatarie della convenzione sul clima delle Nazioni Unite del lontano 1992, ovvero i 196 governi del mondo. E il numero ventotto significa che si tiene fin dal 1995, prima edizione a Berlino. Cosa deve decidere? Come ridurre le emissioni di gas serra che riscaldano il pianeta ed evitare che le generazioni future vadano arrosto.

Nel 1997 i lavori sembrano dar frutti con la Cop3 a Kyoto, dove si approva il primo trattato della storia per arrivare all’obiettivo. Ma subito il processo si incaglia per il rifiuto di aderire degli Stati Uniti, e successivi dieci anni ci si occuperà di dettagli burocratici a corollario di un protocollo già nato malaticcio. Fu di questo tenore l’unica Cop italiana, la nove, che si tenne a Milano nel 2003. Bisognerà attendere la Cop21 a Parigi nel 2015 per veder nascere un nuovo accordo che sancisce come l’aumento di temperatura globale deve rimanere “ben al di sotto dei 2°C”, ma possibilmente non superare 1,5°C rispetto al clima sano preindustriale. Ma ancora una volta non si fissano modalità e date vincolanti e non si nominano le vere cause delle emissioni, i combustibili fossili. Dopo otto anni di negoziati su complessi meccanismi di ripartizione degli impegni si arriva a Dubai, con una conferenza presieduta da un petroliere. E ciò che si ottiene è che finalmente dopo trent’anni cade il velo di ipocrisia sulla fonte principale delle emissioni: i combustibili fossili. Lo sapevamo benissimo anche prima, ma non era mai stato indicato nero su bianco sulle carte diplomatiche.

Si dice finalmente che bisognerà uscire gradualmente dall’uso dei fossili con la formula sibillina “transition away”. Equilibrismi lessicali per dire e non dire, per offrire un risultato in pasto al mondo ma nello stesso tempo lasciare ancora scappatoie sul come e quando mettere la parola fine all’uso di petrolio, gas e carbone per alimentare la nostra avidità energetica. Sia chiaro, nessuno dice che la transizione energetica sia facile, ma il problema è che stiamo perdendo anni preziosi e se non si inizia una volta per tutte continueremo a giocare con le parole e a rimandare le scelte concrete.

Nel documento di Dubai si afferma che bisogna dare un’accelerata all’introduzione di fonti rinnovabili, ma si ammette pure l’energia nucleare nel paniere alternativo. Tutto molto generico, come un medico che assegna al proprio paziente una dieta lasca, senza indicare dosi e durata della cura: “Mangi un po’ meno”. Ma la realtà dei fatti climatici è implacabile come una malattia: le emissioni in trent’anni di Cop non sono mai diminuite ma sempre aumentate, salvo nel 2020, quando il risultato di un sei per cento di riduzione è arrivato dai lockdown per la pandemia Covid e non dai protocolli. Il 2023 è l’anno con le maggiori emissioni di sempre e con la temperatura planetaria più alta nella storia nota della climatologia. Con le leggi fisiche non si negozia, vanno per la loro strada e non aspettano i nostri interessi e i nostri litigi.

Tag: riscaldamento globale, Cop28, fonti rinnovabili

Condividi su

Lascia un commento

Dicci la tua! Scrivi nello spazio qui sotto cosa pensi dell’articolo, la tua opinione è importante per noi.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

Ho letto la policy privacy e accetto il trattamento dei miei dati personali

Iscriviti alla
newsletter

di Consumatori

Ricevi ogni mese via mail la rivista digitale e le notizie più interessanti

;