Terra, uomini e clima

Godiamoci il gelo: ormai è merce rara

Immagine di pupazzo di neve in fase di scioglimento,il gelo c'è ma è raro

Quando nel 1963 Calvino pubblicava “Marcovaldo ovvero Le stagioni in città”, a Torino, dove si intuisce l’ambientazione dei quadretti di vita, l’inverno era ancora decisamente nordico, come in tutta la Pianura Padana. Nel racconto “La città smarrita nella neve”, dopo una notte di fiocchi, l’abituale vista di case, tetti e lampioni era stata sostituita da un ovattato “foglio bianco”, dove Marcovaldo “affondava fino a mezza gamba”. Calvino si basava su un vissuto meteorologico realistico, confermato dai dati: nel periodo 1950-62 a Torino cadevano in media 50 cm di neve ogni inverno, quasi 10 volte tanto rispetto ai poco più di 5 cm di oggi (2016-25). E certamente di nevicate da affondare fino a mezza gamba non ne mancavano, come i 59 cm di inizio gennaio ’54 e i 65 cm di inizio febbraio ’59. Per non parlare dell’episodio glaciale di metà febbraio del ’56, con temperature di oltre 10 gradi sotto zero, e una tormenta di neve da 35 cm: come essere a Montreal.

Cala il numero di giorni con il gelo

Complessivamente gli inverni torinesi di oggi sono di circa 3 gradi più caldi di quelli della prima metà del Novecento, quando la temperatura di marzo era pari a quella attuale di febbraio: un bel mese di freddo in meno; e il numero di giorni con gelo, quelli nei quali al mattino si doveva grattar via la brina dal vetro dell’auto parcheggiata in strada, si è ridotto da circa 50 all’anno nel secolo scorso agli attuali 18. Pensate poi che il giorno di Natale si è riscaldato in un secolo di ben 4 gradi e la neve rimane solo negli addobbi! I ricordi degli ultimi inverni gelidi sull’Italia vanno ormai al 1963, l’anno in cui uscì “Marcovaldo”, e poi al gennaio 1985, quando anche il Meridione fu investito da bufere di neve e venti siberiani, ma già si trattava di una copia sbiadita dei freddi di un tempo sempre più lontano.

Al contrario, i record di caldo sono tutti recenti, con in testa l’inverno 2023-24 seguito dal 2006-07. Quando oggi ci lamentiamo per qualche giorno di freddo non ci rendiamo conto che non possiamo nemmeno immaginare come erano i veri inverni nelle città italiane di un secolo fa, come quello del ’29, nel quale il Po gelò al punto da poter essere attraversato a piedi, oppure stagioni ormai consegnate agli annali della storia meteorologica, come il 1708-09, uno degli inverni più glaciali di sempre sull’intera Europa, con la laguna di Venezia solidificata come una banchisa polare, i cui scricchiolii sono eternati nei violini delle “Quattro stagioni” di Antonio Vivaldi. Ma per secoli si sono fatti a Firenze giochi e feste pure sull’Arno ghiacciato, e un pittore settecentesco – Francesco Foschi – non ha fatto altro che dipingere nevi e brine sull’Italia centrale, tra le Marche e Roma.

Dunque, l’inverno è la stagione che più ha pagato un prezzo elevato al riscaldamento globale, accorciandosi e intiepidendosi, pure in montagna, dove la stagione dell’innevamento su Alpi e Appennini si è ridotta di un buon mese, e sciare sotto i 2.000 metri è diventato ormai difficile e intermittente. Capita ancora che di tanto in tanto qualche giorno di freddo e di neve faccia capolino sul Mediterraneo: godiamocelo con gioia, perché è ormai merce rara!

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop

Tag: freddo, gelo, inverno, riscaldamento globale

Condividi su

Lascia un commento

Dicci la tua! Scrivi nello spazio qui sotto cosa pensi dell’articolo, la tua opinione è importante per noi.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Ho letto la policy privacy e accetto il trattamento dei miei dati personali

Iscriviti alla
newsletter

di Consumatori

Ricevi ogni mese via mail la rivista digitale e le notizie più interessanti

;