«Con le loro vite parallele, gli animali offrono all’uomo una compagnia diversa da quella che può essergli offerta da un altro essere umano. Diversa perché è una compagnia offerta alla solitudine dell’uomo come specie».
John Berger

«Potere ai gatti! Potere ai gatti!». Raccontava la poeta Patrizia Cavalli che la scrittrice Elsa Morante, in una notte di Capodanno a Roma, gridasse questa frase, mentre insieme gettavano cinque chili di carne cruda – acquistata rinunciando allo champagne del brindisi – alla colonia felina della Piramide Cestia. Per Morante i gatti erano angeli e fra gli angeli, Arcangeli. Come tante scrittrici e tanti scrittori, per tutta la vita dai gatti ha ricevuto compagnia e conforto creativo e li ha ricambiati scrivendone nelle sue pagine. Come Hemingway, Colette, Baudelaire, T.S. Eliot, la lista sarebbe infinita.

Gli animali domestici sono compagni di vita al pari degli umani: li abbiamo adottati ma a volte è vero, viceversa, che loro adottano noi. Amicizia, conforto, calore, amore incondizionato, ma anche uno sporgersi nel mistero, perché per quanto pretendiamo di saperne, non potremo mai conoscere i loro sogni, i loro ricordi, i loro dolori e le loro felicità se non osservandoli e tirando a indovinare. Per gli umani, gli animali sono sempre stati molte cose insieme: un aiuto nel lavoro, cibo, ma anche messaggeri da un mondo altro, divinità, simboli e portatori di significati profondi nei sogni. Il bellissimo saggio “Sul guardare” del critico, pittore e scrittore inglese John Berger dà forma di domanda al titolo del primo capitolo: “Perché guardare gli animali?”. L’interrogativo parte dalla constatazione che nell’Ottocento muta radicalmente la “consuetudine di mediazione tra uomo e natura”. Nella civiltà contadina gli animali erano forza lavoro, cibo e alleati nella dura vita della terra, dentro un ciclo che li faceva sì compagni ma certamente soggiogati e assoggettati alle esigenze dell’uomo.
Alcune specie, nel corso dei millenni, sono diventate di affezione, talvolta sono trattati come semidei o figli, però addomesticati, sterilizzati o sessualmente isolati e cresciuti a immagine e somiglianza dei padroni.

Nel nostro paese il 33 per cento delle persone possiede un animale da compagnia e la Pet economy italiana viaggia attorno ai 3,5 miliardi di euro all’anno. Le spese veterinarie si possono scaricare dalle tasse e sempre più persone stipulano polizze per i pet. Esistono cimiteri per gli animali domestici – il business che ruota attorno alla morte è cresciuto e in maniera molto creativa – e ci sono anche regioni che permettono la sepoltura dell’animale nella cappella di famiglia o accanto al padrone. Esagerato? Non posso rispondere, i lutti per i miei animali perduti restano vivi nel cuore, e so che le storie dei nostri animali fanno parte della storia delle nostre vite.
Partire dalla frase di John Berger per superare lo specismo, malattia che ci affligge e che tanti guai ha procurato e procura al pianeta: siamo sulla Terra insieme, animali, regni diversi ma un’unica vita. Forse, i nostri animali domestici potrebbero essere i nostri primi insegnanti.

Tag: animali, animali domestici, gatti

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