C’è un fermento che unisce le parrocchie e le scuole, gli enti del terzo settore e i piccoli comuni: si chiama CER, Comunità energetica rinnovabile.

Cominciamo a conoscere questa sigla, che diventerà familiare. Perché, dopo una sfibrante attesa, è arrivato il decreto attuativo e si può partire, fare una CER. Cittadini, piccole e medie imprese, comuni, cooperative, enti del territorio e parrocchie che si mettono insieme per produrre e condividere energia elettrica rinnovabile. Per la maggior parte si tratterà di impianti fotovoltaici, ma anche vento e biomasse.
Si sta nella CER producendo energia o da semplice consumatore. Senza ­ fini di lucro e con produzione e consumo in loco: perché viaggiando da una centrale nucleare in Francia a una casa in Toscana una parte di energia elettrica si perde e perché produrre per la comunità, vicino casa, rafforza i legami. Quindi gli aderenti devono essere allacciati alla stessa cabina primaria della rete elettrica nazionale. In Italia sono circa 2.000: grossomodo una in ogni quartiere in città o in un pezzo enorme di campagna. Per tutti c’è una tariffa incentivata sull’energia prodotta, per 20 anni.

Adesso ci sono soltanto 24 CER in attività, dice il Politecnico di Milano, ma la valanga sta arrivando: diventeranno 15 mila in un paio d’anni. Il vescovo di Treviso, Michele Tomasi, laurea alla Bocconi, poco prima di Natale ne ha fatta una con tutte le sue 265 parrocchie, la Casa del Clero, tanti cittadini e aziende. La diocesi di Milano, 1.106 parrocchie, è pronta a partire con alcuni progetti pilota. Più di un anno fa monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e delegato per i Problemi sociali e il lavoro, la giustizia, la pace della Conferenza episcopale italiana, aveva fatto i conti: “Se in ciascuna delle 25.610 parrocchie italiane si costituisse almeno una comunità energetica per produrre 200 kiloWatt, avremmo dato il nostro contributo con 5,2 gigaWatt di nuova produzione da fonti rinnovabili”. Perché lo dice papa Francesco nella Laudato si’: bisogna uscire progressivamente dalle fonti fossili. E la Chiesa farà la sua parte.
A Roma 15 scuole, una per ogni municipio della città, avranno sul tetto un impianto fotovoltaico. Uno è già pronto, 15 C di fotovoltaico che stanno solo aspettando la connessione. Lo hanno voluto, molto, i genitori con la loro associazione. Perché, dicono, dietro all’energia c’è sempre un’idea di futuro e un progetto educativo. Si andrà al colloquio con i professori – “Come va il ragazzo? Studia? S’impegna? – buttando al contempo un occhio alla bolletta elettrica ridotta grazie alla CER.
Il comune di Serrenti, Sud Sardegna, ha iniziato a progettare la sua CER durante la lunga attesa del decreto attuativo. Assemblee con i cittadini e messa a disposizione dei 400 kiloWatt di impianti fotovoltaici che il municipio ha già installato. Su quelli nuovi, per Serrenti e per tutti i comuni con meno di 5.000 abitanti – sono il 70% – c’è un contributo a fondo perduto del 40%.
A Serrenti dicono che gran parte del merito è di Maurizio Musio, elettricista e tecnico manutentore comunale. Andiamo verso il tempo dell’intelligenza artificiale ma, come canta Paolo Conte, vuoi mettere l’intelligenza degli elettricisti..

Tag: impianti fotovoltaici, fonti fossili, fonti rinnovabili, comunità energetica rinnovabile, CER

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