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Fa bene o fa male? Risposte vere e spinte commerciali

Tra i “corsi e ricorsi” della storia umana si collocano non solo gli eventi storico-filosofici ma anche il decadere e il riaffiorare dei consigli, ovvero dei pregiudizi o delle infatuazioni che si succedono ciclicamente, all’insegna di diete alla moda e di meteore promozionali.
Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: il mito della carne e il suo decadere tra scandali e sospetti, la crescente contrapposizione vegetariana, il cosiddetto genuino e i consensi sul “biologico” ma anche le preclusioni emotive per gli OGM e poi la revisione strisciante in nome di una diversa attenzione al futuro. “Fa bene o fa male?” questa è ormai la sintesi ossessiva di chi gradirebbe classificazioni certe ma impossibili nella nutrizione degli onnivori.
Insomma, fra presentatori e cuochi che si improvvisano scienziati della nutrizione e spargono il loro verbo a tutte le ore del giorno, i tanti uomini comuni non sono informati ma soltanto confusi dalla contrapposizione tra i “consigli per l’acquisto” e l’impatto pubblicitario delle nuove offerte alimentari.
Di queste incertezze è corresponsabile la scarsa diffusione dei riferimenti più attendibili (basterebbe diffondere nelle scuole il decalogo delle Linee Guida o le “piramidi alimentari”, formulate dagli Enti nazionali e internazionali: Ministero della Salute, OMS, FAO) per garantire il legittimo piacere della buona tavola senza soggiacere alla pressione commerciale del novel food (probiotici, nutraceutici, ecc.) o di integratori già presenti in una normale alimentazione equilibrata.
L’atteggiamento ondivago ha colpito anche la reputazione del comune zucchero (saccarosio) che è un semplice composto di glucosio e fruttosio, ossia gli spiccioli della moneta “carboidrati” circolanti nel sangue e di cui si nutrono tutte le molecole, pena la morte se il livello della glicemia dovesse precipitare sotto il livello di sicurezza.
Un tempo i dolci erano un lusso ma oggi coinvolgono l’interesse di tutti e sono oggetto di valutazioni non solo scientifiche ma di concorrenza commerciale con i dolcificanti sintetici e acalorici. Contro lo zucchero è stato riutilizzato anche il titolo (“Puro, bianco ma nocivo”) di un vecchio libro del fisiologo Yudkin e a suo tempo contestato dalle evidenze epidemiologiche raccolte negli anni ’50 da Ancel Keys sui pregi della dieta mediterranea, ricca di carboidrati ma povera di proteine e grassi animali. Del ruolo dello zucchero erano consapevoli i responsabili delle Società scientifiche quando hanno affermato che il 7-10% della quota giornaliera di carboidrati può derivare, perfino nei diabetici, dagli zuccheri semplici come il saccarosio o dal fruttosio e glucosio della frutta. Eppure ci sono dei catastrofisti che rispolverano responsabilità di singoli alimenti, ignorando quanto spetti, invece, all’adeguatezza delle scelte alimentari rispetto al nostro stile di vita.

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