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Ecco perché la conferenza di Parigi è l’ultima occasione per salvare il pianeta

Da quando ci si è messo pure il papa a considerare il clima “la casa comune” degli uomini (e mai definizione fu più azzeccata), sono praticamente ridotti al minimo i finti scettici che, per anni, hanno cercato di minimizzare il riscaldamento atmosferico in atto e, poi, di attribuirlo a tutto fuorché alle attività produttive dell’umanità. Ridotti, però, non significa scomparsi. Forse per un malinteso senso di par condicio, c’è chi conferisce lo stesso peso a due posizioni scientifiche che non sono affatto equipollenti, essendo quella scettica una minoranza non significativa. Non va ignorata, anzi, nella scienza lo scetticismo è d’obbligo, ma come considereremmo oggi chi ponesse in discussione la teoria dell’evoluzione di Darwin? Guai a coltivare ancora la pericolosa illusione a proposito del mercato che sarebbe in grado di risolvere ogni problema climatico futuro semplicemente lasciando fare.

Di 2.500 scienziati che studiano il clima sulla Terra, quasi tutti sono d’accordo su due possibili scenari. Il primo è che le temperature medie dell’atmosfera aumenteranno di 2 °C nel prossimo mezzo secolo, cosa che comporterà conseguenze traumatiche di vario genere, a cominciare dalla fusione dei ghiacciai continentali e dal conseguente innalzamento del livello dei mari: dal 1965 si è fuso il 52% dei ghiacci artici; mentre dal 1850 si sono dimezzati i ghiacciai alpini.

Se la tendenza è questa, nel prossimo secolo le Dolomiti non avranno più nemmeno un ghiacciaio. In questo quadro il livello dei mari crescerà da 10 a 90 cm nei prossimi cinquant’anni causando l’annegamento degli atolli delle isole oceaniche e la perdita di gran parte delle barriere coralline. Aumenteranno le perturbazioni meteorologiche a carattere violento e le grandi inondazioni, che già sono cresciute da 2-3 per anno negli anni ’50, a oltre 20 negli anni ‘90 del XX secolo.

Questo è lo scenario ottimista. Per configurare lo scenario pessimista, basta moltiplicare per dieci tutti i fenomeni prima elencati: questo è quello che accadrebbe nel caso in cui l’incremento delle temperature fosse dai 4 ai 6 °C. L’anidride carbonica è in aumento da 200 anni a questa parte come mai aveva fatto negli ultimi millenni, incremento che non può essere spiegato con i soli processi naturali, ma attraverso la combinazione di due processi interamente antropici, la deforestazione (1,5 miliardi di tonnellate di carbonio) e la combustione (6,5 miliardi di tonnellate). E l’anidride carbonica è un potente gas-serra, impedisce cioè al calore solare arrivato a Terra di disperdersi liberamente nello spazio, ragione per cui l’atmosfera si riscalda. Industrie, centrali termoelettriche, zootecnia, riscaldamenti e trasporti producono gas clima alteranti in modo esponenziale e senza conoscere soste. La Cop21 di Parigi è l’ultima chiamata, e questa l’ultima generazione di sapiens che possa ancora fare qualcosa.

novembre 2015

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