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Dove li mettiamo i rifiuti? Soluzione condivisa cercasi

La questione rifiuti in Italia è sempre grave, soprattutto al Sud e, in particolare, a Roma e a Palermo. Se parliamo dei rifiuti solidi urbani, quelli che ogni giorno gettiamo nei nostri cassonetti o che, finalmente, vengono a prendersi al portone di casa. Circa trenta milioni di tonnellate di rifiuti, cioè 500 kg di pattume per abitante all’anno: una cifra enorme. Ma, forse, il problema è stato ormai almeno affrontato nella maniera corretta: raccolta differenziata, anche porta a porta, e diminuzione dei rifiuti all’origine. Però in Italia c’è un problema di impianti, un problema serio: anche raccogliendo in maniera differenziata, il riciclaggio diventa difficile se non ci sono impianti di trattamento. A Roma si raccolgono ogni giorno 350 tonnellate di rifiuti organici, ma solo 90 vengono portati agli impianti di trattamento dove si trasformano in compostaggio, utile per ammendare i terreni naturalmente, che viene venduto per 20 euro a tonnellata. Che fine fanno le altre 260 tonnellate? Semplice, prendono il camion (nemmeno il treno) e si mettono sulla strada del nord Italia o del nord Europa. Al prezzo di 120 euro a tonnellata. Perché? Perché non è stato possibile costruire nemmeno un altro impianto, nei dintorni, per trattare la frazione umida dei rifiuti solidi urbani. Un trattamento, lo ricordiamo, che comporta un impatto ambientale scarso e che sarebbe un dovere compiere ciascuno nella propria provincia o regione, no?

Lo stesso problema di impianti riguarda la questione più grave, quella dei rifiuti speciali, tossici o nocivi, che sono quattro volte quanto quelli solidi urbani. E, se vogliamo essere lungimiranti, fra tutti dobbiamo occuparci di quelli radioattivi, non solo quelli della dismissione delle quattro centrali nucleari italiane, ma anche quelli prodotti giornalmente dagli ospedali e dalle strutture di analisi clinica. Cosa ci facciamo con i tanti metri cubi di materiali debolmente radioattivi? Meglio: chi se li prenderà vicino casa? A fine anno la società incaricata delle dismissioni (Sogin) elaborerà una mappa della ubicazione dei possibili siti ed è facile immaginare le reazioni a livello locale, tenendo magari conto di cosa accadde a Scanzano Jonico nel 2003. A quel tempo si parlava solo di rifiuti delle centrali e le opposizioni avevano ragioni da vendere.

Però che ne facciamo di quelli, e soprattutto degli altri, rifiuti radioattivi, visto anche che la strada nucleare in Italia è stata fortunatamente sbarrata per sempre? Oggi ci sono tre punti che non possono essere elusi: 1) che il problema esiste e non può essere eliminato facendo finta di niente; 2) che non può essere demandato alle generazioni successive; 3) che non può essere consegnato ai paesi poveri comprandoli a poco prezzo (e che non tutto può essere trattato nei paesi ricchi attrezzati pagando prezzi elevatissimi). Se almeno su questa linea di principio si raggiungesse un accordo generale, forse sarebbe più facile disegnare una soluzione condivisa.

novembre 2014

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