Le differenze di genere nel comportamento alimentare vengono osservate e studiate da tempo, rilevando come le donne siano più propense a mettersi a dieta rispetto agli uomini, riferiscano maggiore preoccupazione rispetto al controllo del peso e, in generale, attribuiscano maggiore importanza a una alimentazione sana. Nelle donne, purtroppo, si osserva anche una maggiore frequenza di disturbi del comportamento alimentare, sia di tipo restrittivo come l’anoressia, che di tipo compulsivo come il “disturbo da alimentazione incontrollata” più noto come “binge eating disorder”. Le differenze di genere nel comportamento alimentare, e nella prevalenza di problemi di peso, includono diversi aspetti: metabolici, ormonali, neurologici e socioculturali. Le donne si dimostrano più precise degli uomini nel seguire una dieta, elemento importante per avere risultati uguali nel calo di peso a breve termine, nonostante i vantaggi metabolici per il maschio, dati dalla composizione corporea con una maggiore massa muscolare.

Questa maggiore precisione si traduce in risultati migliori nella dieta a lungo termine, e in generale nel seguire abitudini alimentari più sane, il che può spiegare parte della migliore aspettativa di vita che si riscontra nelle donne. Queste osservazioni, nel loro insieme, possono in parte spiegare perché non si noti una differenza di genere nella prevalenza dell’obesità tra donne e uomini in Europa, mentre nel mondo si osserva complessivamente una prevalenza femminile soprattutto nelle regioni medioorientali e nordafricane. In queste aree il problema è condizionato da elementi economici, sociali e culturali, in particolare dove l’ideale di bellezza femminile è associato anche a forme abbondanti, tanto, nei casi più eclatanti, da forzare le ragazze ad accumulare peso con un metodo chiamato “tablah” che prevede una dieta specifica ed eventuali terapie farmacologiche.

Un aspetto del comportamento alimentare che riguarda maggiormente la nostra società è quello edonistico: l’elevata disponibilità di cibo ha provocato un cambiamento per cui non mangiamo più principalmente per sopravvivere, ma per il nostro piacere. Gli studi di risonanza magnetica funzionale stanno aiutando a capire come funziona il nostro cervello e, tra questi, alcuni hanno esplorato le differenze di genere a stimoli quali l’esposizione visiva ad alimenti, e in particolare alimenti edonistici. In questi studi la risonanza si è focalizzata su alcune regioni del cervello note per elaborare le sensazioni di gratificazione, chiamate “nucleus accumbens” e “insula”. Effettivamente sono state osservate differenze di genere all’esposizione a stimoli edonistici, con risposte più intense nelle donne rispetto agli uomini; queste differenze si osservano prevalentemente quando l’esame viene fatto la mattina a digiuno, mentre scompare dopo un pasto. Le neuroscienze iniziano a spiegare come esistano differenze di genere nella risposta edonistica al cibo, che sappiamo essere in grado di condizionare significativamente il comportamento alimentare, stimolando il consumo di alimenti che, razionalmente, sappiamo che dovremmo limitare. Anche per questi motivi le future terapie, siano esse dietetiche, farmacologiche, o strumentali, potranno essere personalizzate sulla base di quella che oggi viene chiamata “medicina di genere”.

Tag: dieta, obesità, cibo

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