Obesity System Map, o Mappa sistemica dell’obesità, è un grafico realizzato dal Government for Science inglese, in cui si cercano di sintetizzare tutte le numerose variabili (più di 100) oggetto di studio nella regolazione del comportamento alimentare e del metabolismo; è ben curata, gratuitamente consultabile sul web e aiuta a capire la complessità della malattia obesità. Nel sottoinsieme che tratta gli aspetti dietetico-nutrizionali, tra le 14 variabili più importanti ve ne è una che mi ha sorpreso: la “de-qualicazione” o “de-skilling”, termine usato solitamente in ambito lavorativo per descrivere il fenomeno di riduzione delle competenze di un lavoratore quando viene introdotta una tecnologia che possa essere gestita anche da lavoratori non qualificati. Ebbene, soprattutto nel mondo anglosassone, da anni la letteratura scientifica evidenzia come la progressiva riduzione della capacità di cucinare abbia contribuito signi­ficativamente a peggiorare la qualità dell’alimentazione.

Le abilità in cucina a cui si fa maggiormente riferimento riguardano, in realtà, la semplice gestione delle competenze base, e non la capacità di elaborare piatti raffinati e articolati. Quando gli orari lavorativi erodono il tempo a disposizione, quando in famiglia si lavora in due, quando, anche per questioni socioculturali, il tempo e le risorse dedicati a cucinare vengono considerati “tempo perso”, allora piano piano si perderanno le capacità di cucinare, che sono una delle basi della dieta mediterranea.

Potremmo pensare che questo fenomeno interessi solo marginalmente la Penisola, culla della dieta mediterranea, ma, osservando l’evoluzione e la diffusione di prodotti già ricettati e pronti, ci rendiamo conto che il fenomeno sta coinvolgendo anche noi. All’interno dei supermercati, il reparto della gastronomia ha assunto sempre maggior rilievo, le zuppe pronte e fresche in scodelle di plastica sono una realtà ormai consolidata, e anche per ricette semplici come prosciutto e piselli troviamo l’alternativa pronta e surgelata.

La mancanza di tempo è uno dei motivi più frequentemente riportati, anche in letteratura scienti­fica, per motivare il ricorso ad alimenti pronti. Tuttavia, in diversi studi pubblicati, è stato osservato come le persone con impegni lavorativi maggiori non necessariamente utilizzino più alimenti pronti rispetto alle persone che trascorrono più tempo a casa. La scelta di utilizzare alimenti pronti può dipendere, oltre al tempo realmente a disposizione, anche da altri fattori quali il valore che socialmente si attribuisce al tempo investito in cucina, le abitudini della famiglia, anche di origine, il rilievo concretamente dato a un’alimentazione sana.

Anche la diffusione di servizi di food delivery (come Deliveroo, Just Eat e Glovo) può essere in parte spiegata dal fenomeno del “de-skilling” che, oltre alla capacità di cucinare, riguarda le capacità di organizzare i pasti, fare la spesa e gestirne l’aspetto economico. Forse alcune osservazioni proprio su quest’ultimo punto potrebbero rimotivare più persone a dedicare risorse alla cucina, sapendo che poi, nel lungo periodo, ne avremo vantaggi anche su un aspetto ancor più importante: la nostra salute.

Tag: obesità, food delivery, cibi pronti

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