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Diete stravaganti di cui diffidare. In agguato c’è la sindrome yo-yo

Negli ultimi anni ho ripreso più volte il tema della dieta “ragionevole” e di conseguenza quello della condanna scientifica di tutte le diete stravaganti che, in particolare alle soglie dell’estate, attirano gli ingenui in cerca di soluzioni rapide per il problema sovrappeso-obesità. Troppe persone cadono tuttora nella trappola del “perderete 8-10 chili in un mese con il nostro metodo, la nostra dieta e i nostri trattamenti”.
L’insistenza nel condannare la pericolosità di tali adescamenti (utilizzati da presunti nutrizionisti, pseudo-legittimati da master inadeguati) potrà sembrare esagerata a coloro che si illudono sulla validità delle diete “in voga”. Queste diete nascono per attrarre “clienti” e non per rieducare i pazienti ad uno stile di vita più attivo fisicamente e ad un regime alimentare personalizzato ma pur sempre morigerato, ipocalorico, equilibrato e variato.

Gli esperti internazionali (dall’OMS alle Società scientifiche del settore metabolico) hanno sempre condannato le diete stravaganti, riconfermando che l’unica proposta realistica è il “normale” regime alimentare, dove le calorie (ovviamente ridotte ma in modo da non provocare dimagrimenti superiori ai 3 kg mensili) debbono provenire dalla miscela di carboidrati (50-60%), proteine (12-20%) e grassi (20-25%). Ciò significa che l’esagerata riduzione di pasta, pane, patate o di quant’altro fornisca carboidrati, tutte le diete dissociate o altre follie che si scoprono navigando in Internet, non garantiscono la stabilizzazione della perdita di peso perché modificano in peggio la composizione corporea (perdita di proteine, acqua e assai meno di grasso!) facilitando il recupero del peso (sindrome yo-yo) entro 3-6 mesi. Questo è il punto!

Qualsiasi dieta che apporti meno calorie di quelle realmente consumate fa perdere peso ma “deperire” è ben diverso dal “dimagrire sanamente”.

L’obesità va prevenuta perché una volta conclamata è difficile ridimensionarla. Si tratta di una patologia cronica, così come sono cronici il diabete, l’ipertensione o altre condizioni che impongono un controllo “a vita” e non invenzioni stagionali! Purtroppo, la difficoltà di cambiare le abitudini alimentari errate o di condurre una vita più attiva fisicamente è tale che ogni lusinga che aggiri il problema (accentrandolo invece su dei singoli alimenti o su farmaci insoddisfacenti) troverà sempre delle vittime, colpevoli però di eccesso di credulità!

La mistificazione dietologica con il sostegno della “diet industry” è tuttora dilagante. La mancanza di interventi informativi e culturali sta rendendo ancora più grave l’avanzata dell’obesità nei Paesi emergenti e tra gli emigrati in Europa. In assenza di prevenzione e di una capillare informazione nutrizionale, fin dalle prime classi scolastiche, non deve sorprendere che oggi si riscontri sempre più spesso, in soggetti obesi di 30-40 anni, quel diabete che un tempo chiamavamo “diabete senile”.

giugno 2014

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