L’ infiammazione cronica è un evento che si presenta spesso in diverse malattie, ad esempio quelle reumatiche, cardiovascolari, i tumori, l’obesità e il diabete. Ma seguire un regime alimentare che limiti i processi infiammatori può interessare molte più persone, atratte dai suoi aspetti sia preventivi, sia terapeutici: basti pensare alla presenza, sul mercato italiano, di 80 libri che nel titolo riportano le parole “dieta antiinfiammatoria”. Alcuni di questi testi pongono l’attenzione sulla riduzione del dolore, altri sul “rafforzamento” del sistema immunitario, piuttosto che sulla possibilità di perdere peso, di migliorare i sintomi della sindrome del colon irritabile o dell’endometriosi.

Leggendo questa sequenza di promesse, il sospetto che l’industria della dieta stia cavalcando un’ altra moda è legittimo. Anche nel caso che una dieta possa ridurre i processi infiammatori, la domanda è: come? Innanzitutto, evitando semplificazioni. Le più diffuse sono le indicazioni di eliminare singoli “capri espiatori” – come latte, farinacei, glutine o lievito – mentre per ridurre i processi infiammatori dovremo agire sul complesso della nostra dieta, non basterà farlo su singoli alimenti. Il sovrappeso, e soprattutto l’obesità, sono associate ad uno stato di infiammazione cronica, frequentemente rilevabile attraverso comuni esami del sangue (VES e PCR), tanto che l’obesità è stata anche definita una malattia infiammatoria cronica. Poiché sovrappeso ed obesità insieme colpiscono il 45% degli italiani, percentuale che aumenta all’aumentare dell’età, si deduce che una delle caratteristiche principali di una dieta che voglia ridurre i processi infiammatori sia quella di perdere il peso in eccesso. Inutile focalizzarsi su dettagli, ad esempio gli integratori di omega-3, che pur hanno letteratura a sostegno della modulazione dell’infiammazione : se non si migliora un fattore come il sovrappeso che getta benzina al fuoco dell’infiammazione, difficilmente avremo miglioramenti.

Il discorso è molto diverso per pazienti particolari, ad esempio chi è affetto da alcune forme tumorali; in seguito alle opportune terapie può andare incontro a processi infiammatori tali da rendere difficile la terapia della malnutrizione, e in questi casi anche i dettagli possono fare la differenza. Attraverso una complessa formula che considera molti nutrienti, è possibile stimare l’“Indice di infiammazione dietetica”. Volendo semplificare, i nutrienti che hanno una azione infiammatoria quando in eccesso sono: grassi saturi, proteine di origine animale, zuccheri aggiunti e, più in generale, gli alimenti ultraprocessati di cui abbiamo parlato a gennaio. Mentre risultano utili alla modulazione dei processi infiammatori verdura e frutta, proteine vegetali ed i cereali integrali; i nutrienti maggiormente coinvolti sembrano essere, oltre alle vitamine antiossidanti, le fibre fermentabili ed i polifenoli, questo grazie alla loro utilità sul microbiota (flora batterica intestinale), importante modulatore dei processi infiammatori.
Non sarà dunque necessario acquistare libri specifici: la dieta mediterranea è di per sé una eccellente dieta anti infiammatoria e, se avremo qualche dubbio, potremo scaricare gratuitamente dal sito crea.gov.it il libro con le linee guida per una sana alimentazione Italiana.

Tag: dieta, infiammazione

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