La crisi aumenta le difficoltà economiche per molti cittadini. Si perde il lavoro e si entra in un circuito di affanno:  ad esempio con le bollette. Si comincia a pagarle un po’ dopo la scadenza, aspettando di avere i soldi, e le bollette successive aumentano per gli interessi sul ritardo. Poi si comincia a saltare qualche pagamento. O a smettere del tutto. Così arrivano gli avvisi, i solleciti, poi le cortesi minacce di distacco della fornitura. A volte arriva il distacco, della luce o del gas. Spesso di entrambe. Una situazione finale dalla quale non guadagna nessuno: non l’Azienda della luce o del gas, che difficilmente vedrà onorato il debito. Non il cittadino, che passa da moroso a spento. E precipita sempre più in basso, in un gorgo di esclusione. Perchè senza luce, acqua e gas non ci si lava, non si cucina, non si vive più come gli altri. E si finisce per essere anche un po’ meno presentabili quando si va ad un colloquio di lavoro. E si finisce sempre più fuori dal corpo sociale. Interrotti come una fornitura.
A Cremona hanno provato a ricucire questo strappo, o ad evitare che si formi, utilizzando il lavoro. L’idea è semplice: chi è alle prese con le bollette che non riesce a pagare è molto spesso disoccupato. Quindi ha pochi soldi ma molto tempo a disposizione. Allora può ripianare il debito lavorando per l’Azienda Energetica Municipale, quella che eroga acqua, luce e gas. Un lavoro facile da imparare e poi da fare: nei servizi di pulizia delle strade o nella  manutenzione del verde pubblico. Un impiego di breve durata, qualche ora o qualche giorno, finchè non si raggiunge la somma necessaria per andare in pari con il debito.
Prima di iniziare c’è un corso di preparazione, fatto insieme ad un operatore dell’Azienda. Poi, quando si lavora, ci sono tutte le garanzie assicurative e sanitarie di un normale rapporto professionale. Con la possibilità per il moroso disoccupato di rientrare per un po’ nel mondo del lavoro. Casomai di sperimentarsi nelle proprie capacità. Il sistema si chiama “Progetto lavoro” e per realizzarlo il Centro di solidarietà “Il Ponte” – che ha avuto l’idea – ha messo in rete, oltre all’Azienda energetica municipale (Aem), anche l’Azienda sociale cremonese ed il Comune.
Si è cominciato nel 2009 – spiega il presidente di Aem gestioni, Giuseppe Ferrari – con 21 persone, metà italiani e metà stranieri, metà uomini e metà donne. Tutti con un piano assistenziale individualizzato, una sorta di contratto sociale. A fronte di 935 ore di lavoro erogato sono stati recuperati 19mila euro che altrimenti non sarebbero mai entrati nelle casse dell’Aem.
Niente a che fare con i lavori forzati dei film americani – palla al piede, buche da scavare e il vigilante armato a cavallo – più un nuovo modo di costruire integrazione sociale al posto dell’assistenza un po’ escludente. “Respinge una logica assistenzialistica, poichè consente alla persona di vivere una sua responsabilità, dice don Alberto Mangili, presidente de “Il Ponte”, si tratta di cittadini al di fuori del circuito occupazionale, che hanno espresso gratitudine e soddisfazione a titolo personale per questa opportunità”. Così, dopo la sperimentazione, a Cremona si va avanti anche per tutto il 2010. E sono disponibili a cedere il brevetto di questa invenzione di ingegneria sociale a chiunque abbia voglia di replicarla. Cessione gratuita, o in cambio di qualche ora di lavoro.

Massimo Cirri e Filippo Solibello

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