“Gara tra un cuoco e un fornaio” è il titolo di un gustoso poemetto latino, di cui non conosciamo con certezza l’autore – potrebbe essere un certo Terenzio Vespa, vissuto nel I secolo a.C. Si tratta di una sfida o “contrasto” (in latino iudicium) fra i due personaggi, ciascuno dei quali sostiene di essere più importante dell’altro, e più simile agli dei. A emettere il giudizio è chiamato Vulcano, dio del fuoco, simbolo della capacità inventiva e creativa dell’uomo.
Una strana gara
Il primo a parlare è il fornaio (pistor). Ricorda che tutti hanno bisogno del pane, indispensabile presenza su ogni tavola e in ogni occasione. È il pane che dà forza agli uomini, che perciò impegnano tanto lavoro per coltivare il grano. “Io ho il potere di fare qualunque cosa”, afferma orgoglioso il fornaio, paragonando il suo lavoro a quello di tante divinità: Giove tuona in cielo, “io tuono quando macino”; Marte dio della guerra sottomette i popoli, “io abbatto le messi senza spargere sangue”; Cibele (forza creatrice e distruttrice della natura) ha i timpani, “io i setacci”. E oltre al pane so fare dolci, focacce, pizze, torte, biscotti…
A questo punto il fornaio tace e comincia a parlare il cuoco (cocus). “Sono padrone del bosco”, dice, “che mi fornisce gli animali”, del mare che mi dà i pesci, del cielo che mi dà gli uccelli; Bacco mi dà il vino, Pallade le olive, Calidone i maiali… Dunque è evidente che io, più di te, “sono simile agli dei”. Sono come Eracle bruciato dalle fiamme, che avvampano vicino a me; sono come Nettuno dio dei flutti, che ribollono nella mia pentola…
Al termine della schermaglia Vulcano pronuncia il suo giudizio, senza premiare nessuno dei due, o meglio, premiandoli entrambi. “Sei amabile o cuoco, ma anche tu fornaio sei dolce. Io, dio che vi conosce bene, proclamo entrambi vincitori”. E ordina di cessare ogni contrasto, perché “è dolce vivere senza contese”. E li avverte: siate amici, riconoscete i meriti di ciascuno e smettetela di proclamarvi migliori, altrimenti mi allontanerò da voi raggelandovi. Vuol dire: vi toglierò il fuoco, di cui sono signore, e senza fuoco né il fornaio né il cuoco potranno fare alcunché.
Cuochi e fornai non sono Dio
Il cuoco e il fornaio avevano proprio esagerato, il loro “contrasto” era andato decisamente sopra le righe. Il testo è significativo di un atteggiamento che gli uomini hanno sempre avuto, compiacendosi delle proprie capacità: sentirsi degli dei per saper fare cose che nessun altro animale è in grado di fare. Non per nulla il mito greco raccontava che il segreto del fuoco, donato agli uomini da Prometeo, era stato da lui rubato agli dei – per questo fu orribilmente punito. La storia ha fatto lunghi passi da allora, ma la sostanza rimane: gli uomini si sentono padroni della terra (e qualcuno già progetta spedizioni su altri pianeti).
Non sarebbe male ripensare alla raccomandazione di Vulcano: siete bravi, bravissimi, ma non esagerate, se no azzero tutto.
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