La “fame nervosa” è una sensazione frequentemente riportata dai pazienti che cercano di mettere ordine nella propria dieta; il termine è talmente diffuso da essere utilizzato nel titolo di decine di libri divulgativi come “Vincere la fame nervosa”, oppure “Spezza la fame nervosa”. La “fame nervosa”, o “fame emotiva”, viene descritta come un fenomeno in cui le emozioni quali ansia, noia, stress, rabbia, tristezza o sofferenza, possano indurre il consumo di cibo, anche quando le nostre intenzioni razionali sarebbero quelle di evitarlo. In queste situazioni il cibo viene consumato perché può aumentare la secrezione di dopamina, ovvero dare piacere, motivo per cui alcuni alimenti vengono chiamati “comfort food” o “alimenti edonistici”. Quando l’intensità di questi problemi aumenta, si può arrivare alla compulsività alimentare caratterizzata da abbuffate, che si manifestano nei disturbi del comportamento alimentare quali bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder).

Tornando alla semplice “fame nervosa”, tra le emozioni la Harvard Medical School individua lo stress come quella più frequentemente coinvolta nella perdita di controllo del comportamento alimentare. È normale il fatto che una persona cognitivamente impegnata ad affrontare le cause di stress nella propria vita, abbia meno risorse intellettive per cercare di resistere alla tentazione del piacere dato dagli alimenti edonistici. Si avrà anche meno tempo per fare la spesa in modo corretto, per cucinare ciò che vorremmo o dovremmo, e alle volte non si trova neppure il tempo di consumare un pasto masticandolo e gustandolo.

Queste difficoltà hanno un risvolto sul comportamento alimentare oggetto di attenzione nell’approccio denominato “mindful eating”, che pone attenzione alla consapevolezza con cui si sceglie, si prepara e si consuma il cibo utilizzando i propri sensi. Altro approccio è quello cognitivo comportamentale, probabilmente il più maturo per le evidenze in letteratura scientifica, che aiuta i pazienti a individuare pensieri e schemi di ragionamento disfunzionali e ricorrenti, per sostituirli o migliorarli con pensieri funzionali ai nostri obiettivi. Se la “fame nervosa” è sporadica e non caratterizza un disturbo del comportamento alimentare non dobbiamo allarmarci: le neuroscienze, e i dati di diffusione di sovrappeso e obesità, ci ricordano come molti di noi siano spontaneamente portati a mangiare un poco più del necessario, perché questo ci ha aiutato evolutivamente.
Un semplice accorgimento si può trarre dall’osservazione che gli ormoni che fanno venire fame aumentano fisiologicamente nel corso della giornata: difatti è più probabile essere inappetenti a colazione, e sperimentare la “fame nervosa” nel pomeriggio-sera. La fame andrebbe preferibilmente anticipata, in quanto è una sensazione ancestrale e, una volta che si palesa, è difficile da gestire. Questo è uno dei motivi per cui è importante fare colazione, oppure non consumare un pranzo troppo frugale: la sensazione di fame che avremmo in serata aumenta, sia perché abbiamo mangiato troppo poco, che per il fisiologico aumento degli ormoni.

Se poi siamo tristi, ansiosi, annoiati o semplicemente stressati, la “fame nervosa” potrà diventare difficile da gestire.

Tag: disturbi dell'alimentazione, fame nervosa

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