Secondo lei

Cos’è la teoria gender

Disegno in 3d dei simboli del genere maschile e del genere femminile per rappresentare la teoria gender

Cos’è questo benedetto gender di cui si continua a parlare? Un’ideologia? Una teoria? Una moda passeggera? In realtà, il termine “gender” è semplicemente la parola inglese che usiamo per parlare di identità di genere e orientamento sessuale. Nulla di misterioso o pericoloso.

Per secoli, ci siamo riferiti alle differenze tra uomini e donne usando solo il termine “sesso”, che rimanda alle caratteristiche biologiche: cromosomi, genitali, ormoni. Ma a partire dagli anni Cinquanta, prima negli Stati Uniti e poi in Europa, si è cominciato a capire che sesso e genere non sono la stessa cosa. Il genere riguarda tutto ciò che la società si aspetta da una persona in base al fatto che sia nata maschio o femmina: come deve comportarsi, vestirsi, parlare, lavorare. Una frase famosa di Simone de Beauvoir lo riassume bene: “Non si nasce donna, lo si diventa”. Con questo, la filosofa non voleva dire che si può scegliere di essere donna o no, ma che il modo in cui viviamo l’essere donna o uomo dipende anche da regole e ruoli imposti dalla cultura e dalla società.

Cosa significa essere uomini e donne, al di là della teoria gender

Da allora, molti studi e ricerche hanno cercato di capire meglio cosa significhi essere uomini o donne in una società che cambia. C’è chi ha analizzato gli stereotipi che si imparano fin da piccoli: l’idea che i maschi siano forti e razionali, le femmine dolci e accudenti. C’è chi ha studiato le discriminazioni contro chi non si riconosce nei modelli tradizionali di mascolinità o femminilità, o subisce bullismo perché “diverso”. C’è chi ha spiegato che orientamento sessuale e identità di genere non sono la stessa cosa: essere gay non rende un uomo meno uomo, né essere lesbica rende una donna meno donna. E ci sono persone che, a causa di un forte disagio tra il loro corpo e la propria identità, scelgono un percorso di transizione. Non per capriccio, ma per vivere in modo più autentico.
Insomma, non esiste una sola “teoria del gender”, ma una varietà di studi e riflessioni che provano a fare i conti con la complessità della realtà. Con il fatto che esistono tanti modi di essere e di sentirsi uomini e donne: ci sono donne che amano altre donne senza per questo essere meno femminili, e uomini che amano altri uomini senza per questo essere meno maschili. Ci sono donne eterosessuali con tratti di mascolinità e uomini eterosessuali con tratti di femminilità. Senza alcuna volontà di sconvolgere l’ordine naturale delle cose o creare il caos. Anche perché l’identità e l’orientamento sessuale non si insegnano e non si scelgono. Sono. Esattamente come il fatto di essere bianchi, neri o asiatici.

La teoria gender come rispetto

Ecco perché parlare di genere, anche con i più piccoli, non significa spingerli a cambiare identità o orientamento. Significa solo educarli al rispetto. Far capire, per esempio, che non c’è nulla di sbagliato se una bambina gioca con i soldatini o un bambino con le bambole. O che amare una persona dello stesso sesso non rende nessuno meno degno, meno normale. Capire tutto questo, oggi, è più importante che mai. Per vivere in una società più giusta. E, semplicemente, più umana.

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Tag: teoria gender, identità, genere

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1 Commento. Nuovo commento

  • Giulia Del Nista
    16 Ottobre, 2025 10:45 pm

    Articolo interessante, anche se forse un po’ breve. Mi sarebbe piaciuto che l’autrice avesse approfondito maggiormente alcune questioni, ma è comunque un buon articolo che dà ottimi punti di partenza per parlare di genere. Mi ha colpito particolarmente la definizione di genere come “ciò che la società si aspetta da una persona a seconda che sia nata maschio o femmina”; questo è diverso dalla critica che spesso leggo secondo cui i teorici del gender dicono che si può essere ciò che si vuole e ciò che ci si sente. La questione infatti è più complessa, come questo articolo inquadra bene.

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