Secondo lei

Contro l’indifferenza, ogni giorno

Mi è sempre piaciuto osservare dagli interni la vita fuori dalle finestre e viceversa da fuori osservare, non vista, gli interni d’altri. Non “spiare”, no, piuttosto direi: perdermi nelle immagini che arrivano dal mondo esterno ed essere testimone. Lo fanno in tanti, e lo faceva anche la madre dei fratelli Grimm, una volta divenuta vedova e con sette figli da mantenere, da far mangiare e lavare e studiare tutti i giorni. A un certo punto della sua giornata, si prendeva un momento e si metteva seduta su una panchina davanti alla casa popolare dove avevano dovuto traslocare lasciando la bella casa che avevano avuto a Steinau. Lì, appena fuori casa, osservava uno specchio che aveva appeso al muro e che rifletteva la vita della strada: passanti, carrozze, la confusione di una operosa cittadina di fine ‘700, in Germania.

Il pittore fiammingo Jan Vermeer dipinge i suoi capolavori cento anni prima, ma questo racconto potrebbe far venire alla mente una delle sue opere: un interno caldo e in qualche modo sicuro e fuori lo scorrere della  vita degli altri. Dentro questi interni, per centinaia di anni le donne, le madri di famiglia, le nonne, le zie, le cugine, le sorelle, le figlie hanno strofinato schiene e pavimenti, cucinato pasti, cucito e rammendato calzini, hanno cantato ninne nanne, si sono consumate le giunture delle ginocchia, delle anche e delle mani, si sono adattate agli spazi delle case e hanno in qualche modo preso la loro forma. La vita domestica assorbe e ingoia e spesso, in quella vita, era – ed è – presente la violenza. Quello che è successo in questi ultimi mesi, soprattutto durante il lockdown stretto, è stato come un salto all’indietro nel passato per moltissime donne che si sono ritrovate in casa con i figli e magari con dei compagni poco collaborativi o addirittura violenti.

I dati raccolti da uno studio della Polizia Criminale e del  Ministero dell’Interno parlano chiaro: c’è stato tra marzo e maggio il +119% di chiamate al numero verde 1522 contro la violenza e lo stalking messo a disposizione dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio. (Il numero è sempre attivo ed è utilizzabile 24 ore su 24). Ci sono stati 59 femminicidi nel primo semestre dell’anno con un’incidenza più alta del 10% rispetto al 2019. Ancora, ho visualizzato nella mente gli interni: cinquemilacentoquindici mani che compongono quel numero di telefono, cinquemilacentoquindici telefoni afferrati con le mani tremanti e il cuore in gola, cinquemilacentoquindici cuori che battono forte, diecimiladuecentotrenta palpebre che sbattono, si aprono e si chiudono, diecimiladuecentotrenta occhi che hanno guardato quegli interni domestici con amore, li hanno contemplati con lo sguardo innamorato confidando in un nido accogliente e di colpo hanno scoperto che l’amore, chiuso in casa, può trasformarsi in odio, la tenerezza dover convivere con la violenza e che i sussurri possono diventare grida d’aiuto.

Gli uomini che sono stati teneri e dolcemente possessivi sono diventati dei ruvidi aguzzini. Le porte sono chiuse, le finestre sbarrate, un grido d’aiuto non basta. E allora non vergogniamoci, di tanto in tanto, di guardare, e sì, di spiare dentro le finestre chiuse, oltre le inferriate, le persiane, le tende tirate, auscultiamo, diventiamo testimoni: è l’indifferenza del fuori che a volte viola e uccide il dentro. Il 25 novembre – come ogni anno a partire dal 1999 quando la giornata fu istituita dall’Onu – si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: non teniamo gli occhi aperti solo quel giorno.

Tag: violenza, 25 novembre, femminicidio

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