Dall’Illuminismo in poi, e soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale, il sapere scientifico ha rappresentato un faro di progresso per l’umanità. Via via che le scoperte delle leggi fisiche, chimiche e biologiche hanno rivelato come funziona il mondo reale, spazzando via credenze e superstizioni, anche la nostra vita è migliorata: la termodinamica ci ha permesso di disporre di energia come mai nella nostra storia, la medicina ha alleviato le sofferenze dei nostri malanni, la chimica ha decuplicato i raccolti agricoli, l’elettronica ci permette di comunicare in tempo reale con un telefonino. Ovviamente ci sono stati fallimenti, ci sono effetti collaterali gravi e da risolvere, c’è un cattivo uso della conoscenza a fini malevoli, ma è indubbio che fino ai primi anni Duemila fidarsi della scienza era scontato e ognuno di noi, quando aveva un problema, andava dal professionista in grado quanto meno di spiegarglielo e spesso di risolverlo.
Dopo la pandemia Covid tutto è cambiato. La scienza è stata screditata, il suo metodo di indagine basato sugli esperimenti e la verifica tra pari è stato messo in dubbio (senza peraltro sostituirlo con un processo migliore), ogni risultato è stato tacciato di essere al servizio di qualche lobby economica o essere frutto di complotti immaginari. Oggi chiunque abbia sotto mano una tastiera non fa altro che pontificare, contraddire, accusare e minacciare chi fa ricerca scientifica, mettendosi sullo stesso piano, ignorando anni e anni di preparazione accademica e di attività professionale come se non contassero nulla. Lo vedo per esempio nella scienza del clima: si contestano perfino i fatti e i dati, si arriva a dire che non è vero che fa più caldo di un tempo, anche se tutti i servizi meteorologici del mondo mostrano dati e misurazioni inconfutabili, si cerca in ogni modo di sminuirne o attaccarne l’attendibilità, con voci che pur arrivando da fonti banali, non verificabili e non professionali si sentono autorizzate a emettere critiche violente e arroganti.
La politica antiscientifica del presidente americano Trump ha esacerbato questa deriva, legittimando ogni genere di rifiuto e ostilità verso importanti settori della ricerca medica e ambientale. Negli Stati Uniti, culla della ricerca scientifica indipendente, il licenziamento di migliaia di studiosi, il taglio dei fondi e la sostituzione di dirigenti dotati di curricula di qualità con altre figure prone ai voleri e all’ideologia dominante, hanno compromesso il cammino della conoscenza umana, che è tanto più fecondo quanto più è libero e non asservito al potere politico.
Eppure in questo delicatissimo momento storico, allorché si sta affacciando una inedita e pericolosa policrisi, ovvero la combinazione esplosiva di crisi sociali, climatiche e ambientali, energetiche, economiche, tecnologiche e delle risorse naturali, il metodo scientifico sarebbe l’unica strada, incerta e imperfetta fin che si vuole come tutte le cose umane, ma almeno verificabile e basata su processi razionali, per fare le scelte meno rischiose per il nostro futuro.
Agire sulla scorta dell’ignoranza e degli interessi di parte ci porterà alla rovina.
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