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Come risolvere il problema dei rifiuti da smaltire? Riducendoli

Mario_Tozzi.jpgIl fatto che molti lettori propongano fantasiose risoluzioni definitive del problema dei rifiuti la dice lunga su quanto la tematica profondamente incida sulle nostre vite quotidiane. Ma perché dico fantasiose? Perché due fra le più gettonate sono decisamente irrealizzabili, e immaginabili solo in un mondo futuro fatto di trasporti spaziali che sembra ancora lontano. C’è chi propone di mettere tutti i rifiuti in satelliti sparati poi nello spazio. Questa ipotesi si scontra con il fatto che probabilmente non si ha un’idea neppure vaga delle quantità di rifiuti che l’uomo moderno produce: solo in un paese come il nostro, circa 32 milioni di tonnellate all’anno.  Fate un po’ i conti e valutate voi se e come sia possibile imbarcare una quantità simile di immondizia su un cargo spaziale e quanto carburante e spazio ci vorrebbero. E non abbiamo qui citato i rifiuti speciali, tossici e nocivi o quelli radioattivi, che tutti assieme, sempre nel nostro paese soltanto, sono almeno quattro volte quelli solidi urbani. Il tipo di rifiuto conta: chi ci assicura che l’astronave non si danneggi e precipiti di nuovo sulla Terra, provocando una  specie di pioggia tossica generalizzata?

Altri propongono di gettare i rifiuti nei crateri dei vulcani, ignorando, in questo caso, le regole della geologia. I vulcani non sono pozzi senza fondo, arrivano a qualche decina di km di profondità, dove riposano le camere magmatiche. Quale forza dovrebbe spingere contenitori immensi di pattume fino nelle viscere della Terra? E quanta energia ci vorrebbe? Poi, anche qui, un problema di qualità: i rifiuti speciali, una volta a contatto con il magma, volatilizzerebbero i loro veleni portandoli in circolo nell’atmosfera esattamente come avviene naturalmente per i gas vulcanici. Per non parlare della possibilità di un’eruzione che restituisca, arrostiti, i rifiuti all’esterno, come a dire i primi casi di fiumi di lava tossici o di nubi ardenti al veleno.

No, evidentemente la strada per trattare i rifiuti è tutta terrena, di ridurli all’origine: ne produciamo troppi e spesso sono fatti di materiali che i cicli naturali non riescono a riassorbire o di elementi nocivi. In secondo luogo, li ricicliamo ancora poco e male: dovremmo concentrare tutti i nostri sforzi nel non gettare nulla in discarica e nemmeno negli inceneritori. Ogni rifiuto è una materia prima o seconda e come tale dovrebbe essere trattato, permettendo un recupero di materiali, che così dureranno più a lungo, usando meno energia e inquinando meno. Lo si può fare in molti modi, dal porta a porta al cassonetto, purché lo si faccia in fretta e per bene. Altra storia poi quella dei rifiuti speciali: qui ci vogliono tecnologie non invasive in sicurezza e soprattutto una  riconversione delle attività industriali in senso ecologico: non solo si deve produrre inquinando meno, ma lo si deve fare lasciando meno residui possibili, questa è la vera sfida del mondo della produzione.

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