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Come difendere i consumatori da pratiche digitali sleali

un disegno che rappresenta il mondo online e le attività per difendere i consumatori

Un uso eccessivo del telefonino o del tablet è associato a diversi rischi per la salute: peggiore qualità del sonno, minore vita sociale, incertezze nella memorizzazione e nell’attenzione. Quando questo avviene nelle persone fragili, nei bambini, tra coloro che vivono relativamente soli, il rischio diventa alta probabilità. Il dubbio è questo: è vero o non è vero che le piattaforme sono fatte in modo tale da indurre gli utenti a utilizzarle sempre più a lungo? Lo fanno in modo esplicito e trasparente, semplicemente proponendo servizi interessanti, oppure per ottenere questo risultato adottano tecniche poco visibili, nascoste, addirittura subliminali? E infine, offrono agli inserzionisti pubblicitari sistemi poco trasparenti per fare marketing? E come difendere i consumatori?

Le statistiche sull’utilizzo eccessivo degli schermi digitali non mancano. Gli adolescenti americani passano una media di 4,8 ore al giorno su piattaforme come YouTube, TikTok, Instagram, secondo un sondaggio Gallup (istituto statunitense per le ricerche statistiche e l’analisi dell’opinione pubblica) del 2023. Le persone solide psicologicamente tendono a resistere bene a queste sollecitazioni. I problemi, però, possono diventare patologici quando gli utenti più fragili sviluppano dipendenze, come quelle studiate da professori di psicologia come Ornella Corazza e Gianluca Esposito. E occorre ammettere che le piattaforme non sono esenti da responsabilità quando disegnano i loro algoritmi di raccomandazione, le loro interfacce, i loro sistemi incentivanti in modo da favorire un utilizzo sempre più massiccio e squilibrato dei loro servizi. Quando queste tecniche sono ben mimetizzate nelle piattaforme, tanto che gli utenti non ne hanno consapevolezza, possono generare veri e propri esempi di “dark pattern”, strategie di marketing nascoste.

Non è dunque un caso che la Commissione Europea stia studiando un Digital Fairness Act (legge sull’equità digitale) che protegga i consumatori dalle pratiche sleali delle piattaforme digitali.  Questa nuova normativa, sviluppata sotto la responsabilità di Michael McGrath, Commissario europeo per la democrazia, la giustizia, lo stato di diritto e la tutela dei consumatori, ha attraversato la fase delle consultazioni pubbliche nel 2025 e dovrebbe essere pronta per la fine del 2026. La normativa si occuperà di “dark pattern”, appunto, ma anche di “influencer marketing” e altre pratiche di marketing poco trasparenti, come le campagne pubblicitarie proposte da persone che non dichiarano di essere pagate per promuovere prodotti.
Ma mentre le autorità affrontano questi problemi relativamente noti, la complessità è destinata ad aumentare con l’avanzata delle intelligenze artificiali generative. Queste interfacce conversazionali potranno diventare inevitabilmente anche veicoli di messaggi pubblicitari.
Per ora, però, non hanno sviluppato un metodo per consentire al pubblico di distinguere tra le loro normali risposte informative e le inserzioni. E del resto le aziende stanno imparando a far catturare i loro messaggi dalle intelligenze artificiali generative anche senza pagarle esplicitamente, ma semplicemente utilizzando le modalità che le macchine sembrano adottare per scegliere le informazioni rilevanti da offrire agli utenti.

Utile da sapere

Da leggere il libro di Ornella Corazza e Gianluca Esposito, “Psicologia e psicopatologia delle nuove dipendenze. Sostanze d’abuso e comportamenti disfunzionali nell’era digitale” (Zanichelli 2025).

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop

Tag: Web, truffe online, consumatori, marketing

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