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Come assorbire il calcio: il ruolo della vitamina D

Vorrei fare qualche riflessione sulle troppe e contraddittorie informazioni salutistiche che i mass media riversano sui cittadini in tema di prevenzione nutrizionale e comportamentale. Nella calura estiva delle scorse settimane, non solo le madri premurose, ma ancor di più gli anziani preoccupati per i primi accenni della osteoporosi senile, si rimbalzavano, al mare come in montagna, opposti suggerimenti sul calcio da assumere con gli alimenti ma anche sull’esporsi troppo o troppo poco ai raggi solari che notoriamente rappresentano la spinta più efficace all’autoproduzione della Vitamina D dal precursore inattivo presente sulla nostra pelle.
Il problema non è di poco conto se a firmare un articolo o a parlarne direttamente è un nutrizionista, consapevole del ruolo dominante della stimolazione solare o viceversa un oncologo o un’oculista preoccupati prioritariamente dei danni correlabili a un’eccessiva captazione di radiazioni ultraviolette. Su questo tipo di argomenti “bifronte” la comunicazione al pubblico resta un fatto delicato perché si rischia di estremizzare troppo delle conclusioni che hanno motivazioni e interferenze complesse che una volta di più si rifanno alla basilare affermazione di Paracelso che “è la dose che fa il veleno”.
Tutti sanno che la vitamina D fissa il calcio proteggendo le ossa dalla evoluzione osteoporotica, perché non basta aumentare la quota di calcio alimentare se il prezioso minerale non viene poi trasportato e fissato, in forma e quantità adeguate, laddove serve a equilibrare la demolizione e il rifacimento della trama ossea. Da qui l’attenzione che pone il dietista nel compilare una dieta con almeno un grammo e più di calcio assorbibile (cioè non il calcio presente ma poco assorbibile delle verdure bensì quello incorporato con le proteine nei formaggi stagionati e comunque in tutti i derivati del latte, uova, pesci, carni per non parlare del vecchio ma valido precursore: l’olio di fegato di merluzzo!).
Una dieta ottimale rallenterà l’involuzione ossea ma non basterà a riequilibrare la bilancia entrate-uscite, visto che nel nostro fabbisogno è predominante il ruolo della vitamina D3 prodotta dalla fotosintesi a livello cutaneo e di cui dobbiamo ringraziare l’esposizione ai raggi solari, pur facendo la debita attenzione ai rischi di un eccesso a cui si sottopongono i patiti della tintarella. Sono proprio i nordici dalla pelle chiara (finalità che agevola la captazione del debole sole del nord) a ricordarci il ruolo salutare della vitamina D come riporta un recente studio svedese, pubblicato sul Journal of Internal Medicine, condotto per 20 anni su quasi 30.000 donne con la risultanza statistica che esporsi al sole, col dovuto buonsenso potrà contribuire (insieme all’attività fisica) a farci vivere meglio e più a lungo.

Tag: calcio, sole, osteoporosi, vitamina d

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