La salute è servita

Cibi pronti, troppe porzioni XXL

immagine di due coni gelato di porzioni diverse

Durante una sosta autostradale, osservando i gelati confezionati attraverso lo sportello trasparente del frigorifero, sono rimasto colpito da una caratteristica comune al 90% delle scelte disponibili: erano tutte porzioni “super size”. C’era un unico prodotto con una porzione normale, per il resto i nomi stessi dei gelati – “maxi”, “magnum”, “xxl” o con il suffisso “one” – non nascondono la natura della porzione, a cui tuttavia siamo talmente abituati da non farci più caso. Sono diventati la nuova “normalità”, tanto che il predecessore di tutti gli stecchi ricoperti al cioccolato, il “Mottarello”, ormai sembra piccolo: e, quando viene proposto a pazienti pediatrici, il rimando comune è quello di una delusione: è piccolo per essere soddisfacente. Tuttavia, se chiediamo a una persona di 60 anni o più come percepiva da bambino la possibilità di poter consumare un Mottarello a merenda, la risposta potrà sorprendere: ne era contento e soddisfatto. Dunque, il medesimo alimento, consumato in contesti storici e sociali differenti, può essere percepito con modalità diametralmente opposte.

Questa osservazione è connessa al tema trattato in questa rubrica il mese scorso sull’importanza del contesto sociale in cui si consuma un alimento. Quando molto gradatamente e nel corso dei decenni, in un dato contesto sociale si aumentano le dimensioni delle porzioni medie consumate, si ridefinisce una nuova normalità, sulla cui base può essere ridefinita quella che viene percepita come porzione piccola o grande. Ad esempio, per un americano può essere considerato “piccolo” un bicchiere di Coca Cola da mezzo litro, perché in determinati contesti è effettivamente il bicchiere più piccolo a disposizione. Gli altri arrivano a dimensioni per noi difficilmente concepibili: 1,9 litri (per singolo bicchiere). Questo è l’esempio di un fenomeno, noto come “portion distortion”, dove alcune proposte di porzione singola raggiungono dimensioni distorte rispetto alla definizione di porzione media data dalle rispettive linee guida. Tale fenomeno avviene gradatamente nel corso di anni e decenni, risultando meno percepibile in quanto lento e progressivo.

Non crediamo che gli eccessi siano solo oltreoceano, perché ne abbiamo esempi anche in Italia, con porzioni xxl di gelati “monodose” confezionati che arrivano a sfiorare le 400 calorie per porzione, con una quantità di grassi saturi e zuccheri aggiunti pari all’80% di quelli che dovremmo consumare nell’arco dell’intera giornata; oppure pizze surgelate che superano le 1.000 calorie, con più del 100% dei grassi saturi e del sale consigliati per l’intera giornata. A queste porzioni si contrappongono quelle di prodotti presentati con porzioni “mini”, e di prodotti presentati con porzioni “maxi-mini” o “mini-magnum” che, a ben vedere, sono un ossimoro. Tutto questo alimenta la confusione che circonda il concetto di porzione media e, in generale, di normalità.

Negli ultimi mesi mi ha colpito ascoltare diversi pazienti affetti da obesità, in terapia con i nuovi farmaci agonisti del GLP-1, che, dopo aver raggiunto una posologia efficace, riferiscono di rendersi conto di quanto mangiavano prima. Osservazione totalmente diversa rispetto a un rimando ancor più comune nel nostro ambulatorio in occasione della prima visita: “Dottore, io non mangio molto, eppure non riesco a controllare il peso corporeo”. Certamente stiamo parlando di pazienti affetti da obesità, tuttavia queste osservazioni fanno riflettere su quanto sia difficile, nella quotidianità, orientarsi su quale possa essere una porzione ragionevole per noi.

 

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop

 

Tag: obesità, porzioni, cibi pronti

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