Terra, uomini e clima

Che fine ha fatto il Green Deal europeo?

Un proiettile in piedi nel terreno accanto a una piantina, a simboleggiare le sfide per raggiungere il Green Deal.

Il Green Deal, promulgato dalla Commissione Europea nel 2019, era allora il programma di azioni politiche per la salvaguardia del clima e dell’ambiente probabilmente più avanzato al mondo. Prevedeva gran parte di ciò che si dovrebbe fare per limitare il nostro impatto sul pianeta: energie rinnovabili, edifici efficienti, trasporti sostenibili, riciclo dei rifiuti, agricoltura a basso utilizzo di fitofarmaci, salvaguardia della natura, finanza verde, il tutto sostenuto da evidenze scientifiche e da raggiungere con equità. Ma dopo due anni di pandemia Covid e tre anni di guerre tra Russia-Ucraina e Israele-Palestina, cosa resta di quei propositi? Piuttosto poco.

Green Deal o ReArm Europe?

Il consenso della società europea, impaurita senza motivo da ipotesi di nuove tasse ambientali e perdita di posti di lavoro, è venuto meno, mentre è cresciuto in modo inatteso e spropositato il ricorso agli armamenti, non solo come anacronistico mezzo di deterrenza militare ma pure come assurda compensazione alla produzione manifatturiera in crisi.
È così che a inizio 2025 è stato varato il piano ReArm Europe, poi rinominato Readiness 2030, che prevede la spaventosa cifra di 800 miliardi di euro da spendere in armi! Orbene, armi e ambiente sono in totale antitesi: le armi sprecano risorse, consumano enormi quantità di energia e distruggono persone e infrastrutture, aumentando in definitiva le emissioni e devastando i territori. L’enorme quantità di denaro dirottata sulle armi sarà sottratta alla transizione energetica ed ecologica, oltre che alla sanità, alla scuola e ad altri mille impieghi più utili e intelligenti. È incredibile come fino a pochi mesi fa si sentisse dire che le scelte “verdi” erano un lusso che non ci potevamo permettere e ora tutti quei soldi sono stati allocati in un batter d’occhio per una folle allucinazione bellicista. In Francia nel 2018 i “gilets jaunes” hanno messo a ferro e fuoco il Paese per un aumento di pochi centesimi del prezzo dei carburanti per motivi ecologici, ora tutto tace di fronte a una colossale sottrazione di risorse decisa frettolosamente da pochi politici che non ascoltano quei pensatori che – proprio in Europa – hanno sancito il valore supremo della pace, ripreso strenuamente da papa Francesco. E spiace vedere che molti di quei politici così convinti che le armi siano più importanti del dialogo e della diplomazia, dei pannelli solari e della sanità pubblica, siano donne.

Una grande donna di scienza, Marie Curie – due premi Nobel per la fisica e per la chimica, inviata sul campo di battaglia come pioniera delle radiografie – ha detto: «Per detestare l’idea stessa della guerra, basterebbe vedere una volta ciò che io ho visto così spesso durante questi anni [della prima guerra mondiale]: uomini e ragazzi portati nelle ambulanze del fronte, in mezzo al sangue e al fango; molti di loro erano condannati a una morte rapida, altri a mesi di dolori e sofferenze». Fermiamoci finché siamo in tempo, torniamo ai nobili propositi del Green Deal e invece di costruire carri armati facciamo auto elettriche poco costose e accessibili a tutti.

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop.

Tag: Readiness 2030, Green Deal

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