Dici “prima colazione” e ti sembra ovvio. Ovvio che si faccia, in quel modo, a quell’ora. Poi ci pensi meglio e ti rendi conto che le abitudini sono tante, le possibilità infinite: torte e brioche, bacon e salsicce, yogurt e fiocchi di cereali, formaggio e uova, pane e marmellata, frutta fresca e secca, a cui aggiungeremo l’aringa degli scandinavi o degli scozzesi, e chissà quante altre cose. E da bere, tutto il possibile: latte caldo e freddo, spremute e succhi di frutta, caffè e cappuccini, tè al latte e al limone, senza dimenticare l’acqua, il vino, il sidro… Il buffet di un ristorante europeo di livello, a volte spettacolare, pare quasi un’antologia di prime colazioni virtualmente possibili, pronta a soddisfare i desideri di un pubblico internazionale, multietnico o più semplicemente curioso. Questo da noi. Ma in Africa? In Asia? Ogni cultura ha il suo modo per celebrare questo rito di passaggio dalla notte al giorno. Sempre che lo voglia fare, perché il concetto stesso di “prima colazione” è lungi dall’essere ovvio. Oggi, quanti ancora si accontentano di un caffè e via?

Nel mondo antico non sembra essere esistito un modo specifico per definire la prima colazione, un nome per indicarla. Fra i pasti quotidiani essa non ha mai avuto un’identità precisa, affidata a tipologie particolari di cibi o di bevande. In tanti paesi, oggi, a inizio giornata si servono le stesse cose che poi si ritroveranno a pranzo e a cena – ma anche i nostri contadini, fino a pochi decenni fa, la mattina preferivano pane e pancetta, magari non subito appena alzati ma al momento di una pausa sui lavori. L’alternativa dolce/salato ha cominciato ad affacciarsi solo fra Sette e Ottocento, connotata di un preciso contenuto sociale: dolcezze e bevande calde per la prima colazione di borghesi e signori, mentre il salato continuava a regnare negli usi popolari, come nel Medioevo quando pane e vino erano la base di ogni pasto. Al di fuori di ogni distinzione sociale, oggi la gamma delle possibilità si è allargata ma senza regole condivise e precisamente riconoscibili: il tasso di imprevedibilità del gesto rimane altissimo.

Gli usi alimentari sono sempre il frutto di una cultura, dunque non c’è da stupirsi se variano nel tempo e nello spazio, oltre che nelle opzioni personali. Per la prima colazione ciò vale all’ennesima potenza. Le difficoltà che incontrano medici e dietologi nel farsi ascoltare quando raccomandano l’importanza di una prima colazione “come si deve”, per garantire una gestione equilibrata del fabbisogno energetico e calorico della giornata, sono dovute anche al fatto che non ci troviamo di fronte a una pratica riconosciuta e consolidata. La prima colazione – quando c’è – sembra fatta apposta per ricordarci che nulla è ovvio, nella storia e nella vita.

Tag: prima colazione, dolce, salato

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