Lʼisola giapponese Okinawa è nota per avere il più elevato numero di centenari al mondo, circa 68 ogni 100 mila abitanti, il che ha suscitato notevole interesse per capire quali fattori possano aver influenzato una longevità sorprendente. Con un’aspettativa di vita media di 87 anni, gli abitanti di Okinawa battono anche il Giappone, che supera anche noi italiani, seppur di misura: 84,7 a 83,7. Chi si occupa di longevità sottolinea come non esista un singolo fattore in grado di spiegare il fenomeno: essa dipende dall’interazione di molteplici elementi quali genetica, dieta, attività fisica, esposizione a inquinanti, possibilità di accesso alle cure e partecipazione alla vita sociale.
Interviste ai centenari di Okinawa
Ascoltando alcune interviste fatte ai centenari di Okinawa per capirne lo stile di vita, sono rimasto colpito dalle modalità con cui descrivono alcune abitudini, ad esempio riferendo come per loro sia normale praticare l’hara hachi bu. Il termine si riferisce all’abitudine di non mangiare fino a sazietà, ma solo fino a quando ci si sente sazi all’80% circa. Questo approccio, nella nostra cultura, sarebbe più simile all’idea di mettersi “a dieta”, con connotati restrittivi diversi da ciò che rappresenta la quotidianità, mentre per molti abitanti di Okinawa, e anche per diversi giapponesi, l’hara hachi bu rappresenta la normalità.
È sorprendente come questa abitudine non sia nata in seguito all’epidemia di sovrappeso e obesità avvenuta negli ultimi decenni; il riferimento trae infatti origine da insegnamenti di Confucio risalenti a 2.500 anni fa. L’idea di controllare in chiave restrittiva ciò che si consuma sembra avere radici socioculturali ben diverse: nella nostra cultura è associato a un periodo circoscritto della vita in cui ci si mette “a dieta”, solitamente per perdere peso con motivazioni estetiche o di salute; mentre per chi segue l’hara hachi bu contenere ciò che si consuma rappresenta semplicemente la normalità. La nostra idea di “mettersi a dieta” è associata a una momentanea forzatura delle proprie abitudini alimentari, in cui alle volte si è disposti a sperimentare le diete più fantasiose; forse si dovrebbe cambiare prospettiva, associando il termine a una ridefinizione della normalità delle proprie abitudini alimentari.
Un regime alimentare è per sempre
Una dieta che abbia una utilità significativa, anche su un aspetto come la longevità, non ha né un inizio, né una fine: dovrebbe diventare la normalità all’interno del proprio stile di vita. Con questa prospettiva si eviterebbero anche gli approcci dicotomici alla dieta, quando si alternano periodi in cui si è “a dieta”, ad altri in cui non si riesce a stare “a dieta”; approcci noti per essere legati a oscillazioni periodiche che portano a un aumento di peso nel medio-lungo periodo. Una possibile preoccupazione potrebbe essere quella di patire la fame, ma dovremmo ricordarci che solitamente la sazietà arriva circa 20 minuti dopo aver terminato il pasto, dunque non si deve temere di rimanere affamati fino al pasto successivo.
Tornando alla longevità, l’alimentazione non è l’unico motivo per cui l’Italia viene superata in termini di aspettativa di vita dal Giappone; tuttavia, questo è un approccio che si potrebbe considerare maggiormente anche nel contesto della dieta mediterranea, potenziandone ulteriormente i noti effetti utili alla salute.
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