In Europa il 40% dell’energia consumata serve per riscaldare o rinfrescare gli edifici, e comporta il 36% delle emissioni di gas  serra. Siccome le prestazioni energetiche degli immobili, soprattutto quelli costruiti prima del 1990, sono molto scarse, al punto da considerarli dei “colabrodo energetici”, la loro riqualificazione e dotazione di fonti energetiche rinnovabili può portare a grandi risparmi sia in bolletta sia in emissioni inquinanti. Per questo l’Unione Europea ha elaborato strategie per riformare il parco edilizio, sfociate  nell’approvazione della direttiva Epbd (Energy Performance Building Directive).

La cosiddetta direttiva “Case green” prevede che i nuovi edifici debbano essere a zero emissioni dal 2028 (dal 2026 per quelli pubblici); la dotazione obbligatoria di pannelli solari per i nuovi edifici entro il 2028 (mentre gli edifici residenziali in ristrutturazione hanno tempo fino al 2032 per adeguarsi); il raggiungimento della classe energetica E al 2030 e D al 2033 per gli edifici residenziali esistenti ed entro il 2027 e 2030 per edifici non residenziali e pubblici. Esclusi edifici storici, chiese, seconde case e immobili con superficie inferiore a 50 metri quadrati. Tutto ciò per arrivare a emissioni zero per il settore edile nel 2050.

Sono argomenti cruciali per il nostro futuro e per la nostra economia familiare, ma sono complicati, se ne parla poco e si prestano a una gran confusione. Il punto centrale è la classificazione energetica degli edifici, diversa in tutti gli Stati europei! Anche in Italia è difficile avere le idee chiare, comunque attualmente è in vigore la classificazione che va da A4 – gli edifici più efficienti e sostenibili – fino alla G, la classe peggiore, il vero colabrodo energetico, sprecone e inefficiente. Il calcolo deve essere eseguito da tecnici abilitati, l’unità di misura dell’indice di prestazione energetica globale che serve a determinare la classe è il kWh/m² anno (kilowattora-metro-quadro-anno). Esso, definito nella norma europea come EPgl (Global Energy Performance, IPE in italiano),  rappresenta l’insieme dei consumi energetici non rinnovabili di gas, elettricità, gasolio necessari per riscaldare o rinfrescare la casa e per produrre acqua calda sanitaria.

Faccio fatica a trovare su internet una tabella aggiornata su questi valori, facendomi interprete dello smarrimento che deve cogliere un cittadino non esperto di fronte a una babele di numeri, ma diciamo che un’ottima casa in classe A dovrebbe consumare meno di 30 kWh/m² all’anno, portandosi a meno di 14 kWh/m² per le classi superiori ancora più performanti, mentre una casa in classe G ingoia più di 200 kWh/m² anno ma può anche superare 350 kWh/m². Questi sono i numeri poi riportati sull’Ape, l’attestato di prestazione energetica della casa e che rendono conto dei diversi costi energetici e quindi di diverse valutazioni dell’immobile.

Isolamento termico, cappotto alle pareti, vetri doppi o tripli, pannelli solari, non sono solo un futuro obbligo ma una saggia decisione per sprecare meno, spendere meno, inquinare meno, essere più autosufficienti e avere una casa che si rivaluta.

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