Le foreste sono da sempre una delle più importanti fonti di materie prime per la società. Legname da costruzione per edifici e navi, legna da ardere, cacciagione, funghi, tartufi e castagne. Per questo motivo anche in Italia sono state sfruttate, ora con moderazione, come nel caso delle secolari “regole” forestali delle comunità dolomitiche, ora con voracità, come per il taglio delle querce delle regioni meridionali per la realizzazione delle traversine ferroviarie del giovane Regno d’Italia. Fu così che alla fine della Seconda guerra mondiale, complici anche le depredazioni belliche, il Bel Paese giunse a toccare il minimo storico di copertura forestale, con gravi conseguenze anche sul dissesto idrogeologico.
L’espansione dei boschi
L’arrivo del boom economico basato non più sul legno ma sul petrolio, sul cemento e sull’acciaio, insieme all’abbandono delle campagne nelle aree interne, liberarono i boschi dalla enorme pressione di utilizzo a cui erano sottoposti, aprendo la strada a una nuova fase di espansione. Oggi la superficie forestale italiana copre ben il 36% del territorio nazionale: una settantina d’anni sono bastati a far ritornare rigogliose le nostre aree collinari e montuose, come la Toscana che è la regione più boscosa d’Italia. Ogni anno circa 54 mila ettari di territorio vengono riconquistati dal bosco, una tendenza positiva che presenta però dei chiaroscuri. Se infatti i nuovi alberi proteggono il suolo dall’erosione, agevolano la ricarica delle falde idriche, ospitano una ricca biodiversità e catturano il 14 per cento delle emissioni nazionali di CO2 (circa 5,5 tonnellate per ettaro all’anno), dall’altro invadono pascoli e coltivi che costituiscono una parte importante del millenario paesaggio agrario italiano.
I nuovi boschi
L’alternativa è costituita da una grande opera di manutenzione dei boschi che, soprattutto nelle zone limitrofe agli abitati, permetterebbe una selezione delle piante migliori e una più agevole frequentazione turistica. Infatti buona parte dei nuovi boschi italiani, detti boschi di neoformazione, anche a causa del crescente stress climatico dovuto a caldo e siccità, e dunque di una maggiore predisposizione agli incendi, non sono di buona qualità: sono composti da molte essenze arbustive, spesso intricate e difficili sia da percorrere a piedi sia da utilizzare a fini forestali. La necessità di riduzione dell’uso di energia fossile sta generando un rinnovato interesse per il riscaldamento a legna: un processo virtuoso quando si tratta di utilizzare gli scarti della filiera del legname, ma che deve essere pianificato con cura per non rischiare un nuovo ciclo di disboscamento superiore alle possibilità di rinnovamento naturale dei nostri preziosi boschi.
Quando percorriamo una foresta vetusta siamo pervasi da un senso di benessere e ammirazione, e infatti il 32 per cento dei boschi italiani ricade in aree protette di elevato valore turistico-ricreativo. Altrove è giusto che vi sia un equi librato sfruttamento forestale che deve però essere condotto con saggezza, non in modo predatorio ma in armonia con i cicli ecologici e con le attuali conoscenze scientifiche.
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3 Commenti. Nuovo commento
complimenti per la precisa analisi,mi permetto di sottolineare che prima del riordino e del passaggio all’ ARMA DEI CARABINIERI della gestione della FORESTALE, ci sono stai anni d’abbandono di tutte quelle strutture VIVAI STABILIMENTI FORESTALI che producevano sementi e piante forestali..perdendo in.parte un patrimonio COLTURALE e CULTURALE che il nostro paese deteneva da anni…mi auguro che vengano fatte scelte politiche e strutturali per RILANCIARE un oculata gestione di tale PATRIMONIO sono fiducioso che l’ ARMA sarà all’altezza per vincere questa sfida.
buona sera.
non so se è attinente all’articolo, ma segnalo che anche lido di Volano sta morendo una grande parte di pineta, sta diventando un deserto, la terra è arida non c’è sottobosco, per cortesia segnalate alle istituzioni questo grande problema, io k’ho già fatto l’anno scorso ma non ci sono stati grandi cambiamenti.
cordiali saluti.
grazie
Davide nieri
buona serata.
spesso faccio passeggiate nei boschi soprattutto pinete, vedo molte piante secche soprattutto Pini, la vegetazione del sottobosco non c’è quasi più, soprattutto a lido di volano, vedo che non si fa abbastanza per infoltire con nuove piante, stiamo perdendo la bellezza di certi luoghi.
scusate forse non è attinente all’articolo ma spero le istituzioni facciano qualcosa in più, magari con la vostra segnalazione.
cordiali saluti
Davide nieri