Amica lettrice, amico lettore: questa volta sarò un po’ serioso seppur, di tanto in tanto, garrulo come sempre. Mi segui lo stesso? Dai, proviamo: se rimani fino alla fine del pezzo potresti vincere, a sorteggio, un raro intervento del ministro Lollobrigida privo di gaffe. Vale un Gronchi rosa. A rivenderlo su Vinted, c’è da farci i soldi. Fitti.

Allora: viviamo in un periodo storico in cui significato e significante si sono persi di vista, forse per sempre. C’è chi si definisce patriota e poi pensa sia giusto non pagare le tasse, alla patria. Quindi, con licenza, si intrude dolosamente nell’intimità posteriore dei connazionali fiscalmente leali che gli regalano scuole, strade, quel che resta della sanità.

Negli Usa, una specie di monarca fuori di testa guida i repubblicani. La Russia è nelle mani di un tizio schifosamente ricco che gioca a fare il comunista. In Argentina, il popolo ha eletto trionfalmente chi aveva in programma di affamarlo. Va detto che sta rispettando le promesse elettorali. E sui manifesti delle nostre città, recentemente, è apparsa la pubblicità di un miliardario inglese che, da Miami, invita a comprare prodotti cinesi di qualità opinabilissima: David Beckham. Di più: quei prodotti cinesi erano sponsor dei campionati europei di calcio. Di più: l’azienda che li spaccia nel mondo si chiama Alibaba. È appena il caso di ricordare chi fosse Ali Babà e l’attività di cui era un fuoriclasse assoluto.

Quindi, ricapitolando, la nota compagnia di vendite online ha scelto come marchio (potevo dire brand, ho detto marchio: mica sono Briatore) quello di un malvivente. Qualcuno dei lettori avanti con l’età ricorderà forse la battuta che costò a Beppe Grillo, qualche anno fa, quando ancora si occupava forse più utilmente di satira, la cacciata dalla Rai. In occasione di un viaggio in Cina di Bettino Craxi, Grillo ricostruì un dialogo immaginario tra l’allora segretario socialista e il suo delfino, il guardasigilli Claudio Martelli. «Capo, ma qui sono tutti socialisti?». «Sì». «Ma se sono tutti socialisti, a chi rubano?».
Ecco: se un tizio angloamericano, strapagato, vende a te paccottiglia cinese, a chi sta rubando? Di fatto a nessuno. La Cina è un prototipo del capitalismo muscolare di cui il mondo è ormai intriso: dittatura del proletariato, ma ultraliberista. Il poveraccio che ha costruito il clone dell’Apple Watch di cui ti stai lamentando (l’hai pagato 12 euro: cosa credevi che fosse, quello vero?) lavora per la gloria del Partito, vertice basso della guerra tiepida con cui Pechino ieri ci illuse, oggi ci illude. In alto, per dire, ci stava un tizio che sembrava Steve Jobs in salsa di soia: Jack Ma. Credeva di esserlo, Steve Jobs. Aveva pure cominciato a mettersi certi dolcevita neri.
Era finito sulla copertina della rivista Forbes. Ora gestisce una friggitoria in piazza Tienanmen, dopo aver fatto probabilmente un po’ di galera. Questo perché a Xi (o Ping, se siete Di Maio) piace il job, specie quello coatto. Ma non chi gli ruba visibilità. Ma, tra l’altro, in mandarino significa “cavallo”. Via, macellato.

Se sei arrivata fin qui, amica lettrice, amico lettore, ti chiederai dove accidenti ti voglia portare. Lontano da me, e dai miei acquisti compulsivi. Perché da Alibaba, beh, no: non compro più. Ma ho spesso indugiato su altri provider appena più commendevoli per riempire la mia casa di custodie per cellulare, cavi sufficienti a circondare l’equatore, arnesi di preclara inutilità come dispenser per l’olio, fili interdentali radioattivi, una volta persino una maglietta tarocca rivelatasi una delicata miscela di plastica, pongo ed escrementi di zebù.

Il fatto che è che Beckham lo sa (ed è il motivo per cui l’hanno scelto come testimonial) che sentirsi ricchi è una sensazione bellissima. Quella di essere tedeschi a Riccione, arabi in Toscana, la Santanchè all’agenzia delle entrate. Lo sa, il marito della Spice, non ricordo quale, che l’attesa del pacchetto grigio, l’unboxing, come dicono i giovani, il divertimento di far proprie quattro fregnacce di plastica con 10-15 euro appena, innalzano la nostra dopamina. Comprare il nulla gratifica. Altrimenti non ci sarebbe tanta gente che guarda Rete 4. Solo che per quei 10-15 euro il tizio cinese ha lavorato 18 ore su 24, ha immerso i polmoni nella plastica e il cuore nel nulla.
E per portarteli a casa, l’avrai notato, l’impronta di carbonio di un enorme cargo ha fatto sì che nel parchetto vicino a casa ci siano dodici alberi in meno. E pure quello che te le consegna: l’hai visto, no? C’è un travaso di parcellare felicità. L’hai tolta, l’ho tolta, anche a lui. Dirai: sticazzi, tanto morirò gratinato a breve, dopo aver maledetto i giovani ecologisti.
Forse hai ragione. Però, ecco, questo pezzo l’ho scritto soprattutto per me. Perché la prossima
volta, invece che comprare una spugna magica su Alibaba, credo andrò a farmi un caffè all’ipercoop.
Anzi, chiedo venia: c’è pure caso che lo prenda al bar sotto casa. Alla faccia di Beck.

Tag: liberismo, sostenibilità, vendite online

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