In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale (AI) è onnipresente, da quei frigoriferi che sanno più di noi su cosa mangiamo, fino ai telefoni che ci consigliano con chi dovremmo uscire, è chiaro che siamo entrati nell’era dell’AI con l’entusiasmo di un bambino in una fabbrica di cioccolato. Tuttavia, come per ogni epopea che si rispetti, anche in questa ci sono le sue epiche disavventure, degne di un racconto di Ionesco, dove l’ironia è l’unico faro in questo mare di intelligenza artificiale. Immaginatevi, se potete, un mondo in cui il vostro assistente vocale non è solo un assistente, ma un membro attivo della famiglia. “Alexa, spegni le luci!” e lei, con la sua voce melliflua, risponde: “Ho trovato 14 ristoranti ‘Luci’ nelle tue vicinanze. Vuoi che prenoti?”, mentre tu, al buio, inciampi cercando il divano. Ecco, l’intelligenza artificiale ci ha portati in un punto in cui anche il più banale dei compiti diventa un’odissea, una sorta di “Ulisse 2.0”, ma senza la possibilità di tornare a Itaca perché il Gps ti ha reindirizzato verso un negozio di kebab.

Proseguiamo in questo viaggio ai confini della realtà AI con le traduzioni automatiche, vere e proprie miniere d’oro per chiunque cerchi una risata involontaria. Avete mai provato a tradurre un menù dall’italiano all’inglese con uno di questi servizi? “Penne al sugo” diventa “Pens with sauce”, che suona più come un articolo di cancelleria commestibile che un piatto di pasta. E così, mentre cerchiamo di farci comprendere dall’altra parte del mondo, finiamo per ordinare pietanze che non avremmo mai immaginato esistessero, in una versione gastronomica del telefono senza fili che giocavamo da bambini.

Non dimentichiamoci poi delle raccomandazioni personalizzate, l’equivalente digitale di quel parente lontano che, ogni Natale, decide di regalarti qualcosa di completamente inappropriato basandosi su una conversazione avuta cinque anni prima. “Vedo che hai cercato ‘come riparare una bicicletta’. Ti potrebbe interessare questo libro sull’allevamento delle lumache in giardino”. Grazie, intelligenza artificiale, per avermi fatto scoprire una passione che ignoro di avere.
Ma la vera gemma di questa era digitale è senza dubbio l’autocorrezione. Ah, l’autocorrezione, quel folletto dispettoso che decide che ogni tuo tentativo di scrivere “andiamo a cena?” debba diventare “andiamo a cera?” lasciandoti a spiegare perché, improvvisamente, sei interessato alla produzione di candele. In un mondo governato dall’AI, il nostro più grande nemico è un algoritmo con un senso dell’umorismo tutto suo.
E mentre procediamo in questo cammino costellato di disavventure digitali, ci rendiamo conto che, forse, la vera intelligenza è saper ridere di queste situazioni. L’AI ci ha promesso un futuro di comodità ed efficienza, ma ciò che non ci aveva detto è che avremmo ottenuto anche un sacco di aneddoti divertenti da raccontare.
In conclusione, cari lettori di “Consumatori”, mentre ci avventuriamo in questo mondo sempre più digitale, cerchiamo di prendere ogni gaffe tecnologica non come un fallimento, ma come un’opportunità per ricordare che, nonostante tutto, siamo umani. E in quanto tali, il nostro potere non sta nell’essere perfetti, ma nel saper ridere di noi stessi, anche quando è l’intelligenza artificiale a fare la battuta. E chissà, forse un giorno, racconteremo all’AI stessa queste nostre avventure, sperando di strapparle… un sorriso?

* Nota del firmatario: questo articolo è stato scritto da ChatGpt dopo avergli chiesto “Scrivi un pezzo di 6.000 battute, nella chiave ironica di Luca Bottura, sull’uso massiccio dell’intelligenza artificiale e sulle disavventure che possono derivarne. Il giornale su cui sarà pubblicato è il periodico di Coop”. L’unica correzione è l’aggiunta della citazione a Ionesco, dacché l’intelligenza artificiale sosteneva che il migliore modello per un mio pezzo fossi io. Dalle torto. Che lo troviate migliore o peggiore dei precedenti apparsi sotto questa augusta testata, o che vi siate accorti del fatto che l’unico errore fattuale sta nel numero di battute (che sono circa 4.000) sappiate che devolvo il mio compenso alle Cucine Popolari di Roberto Morgantini, il pazzo mecenate bolognese che ogni giorno provvede a sfamare chi non ha pasti, avendo all’uopo dirottato il suo regalo di nozze. Se volete imitarmi, www.cucinepopolari.org. Grazie. Il prossimo pezzo lo scrivo io, sempre se nel frattempo non sarà stata ingaggiata ChatGpt al mio posto. O un deficiente naturale che scrive libri al contrario. Banzai!

Tag: intelligenza artificiale, ChatGPT, AI, era digitale

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