Alcuni alimenti contengono sostanze che limitano l’assorbimento di nutrienti importanti per la nostra salute, vengono quindi chiamati anti-nutrienti e la loro esistenza è stata studiata fin dagli anni 60 del secolo scorso. L’esempio più noto è quello dei fitati: essi riducono l’assorbimento di minerali utili come ferro, calcio, magnesio e zinco. Chiaro che tutti vogliano sapere in quali alimenti si trovano per evitarli. Ma bisogna considerare un altro aspetto: è difficile che un alimento consumato da millenni dall’uomo non abbia elementi di utilità alla nostra salute, questo per come ci siamo adattati ad ottimizzare l’assorbimento del poco cibo che avevamo a disposizione.

Infatti nel 2013 il professor Markiewicz scopre che il microbiota (cioè la flora batteria intestinale) è in grado di trasformare i fitati in inositolo, un fulgido esempio di simbiosi in cui i batteri presenti nel nostro intestino degradano una sostanza a noi sgradita, trasformandola in un nutriente talmente utile alla nostra salute, al punto da essere oggi molto venduto come integratore nutrizionale, ovvero l’inositolo. L’inositolo è più noto al pubblico femminile per le sue funzioni utili alla regolarizzazione dell’ovulazione e, in caso di sindrome dell’ovaio policistico, risulta comunque utile anche all’uomo, ad esempio per il suo ruolo importante per il corretto metabolismo dei carboidrati. Dunque, i fitati si trovano nei cereali integrali, perché la parte più esterna del chicco ne è ricca, così come lo sono molti semi (ex sesamo, girasole, lino) che possiamo aggiungere alle insalate, nella frutta secca (noci, pistacchi, nocciole, mandorle), i legumi ne hanno un buon contenuto, e sono diffusi in diverse tipologie di frutta e verdura fresche anche se con una concentrazione decisamente inferiore.

Nel luglio scorso su Nature è stato pubblicato un articolo che conferma come i fitati vengano trasformati in inositolo dal microbiota, dando una ragione di esistere nel nostro intestino anche ad alcune tipologie di Escherichia coli, specie potenzialmente dannosa, che tuttavia è efficiente nel compiere questa trasformazione. I ricercatori osservano anche come l’inositolo sintetizzato nel nostro intestino sia utile nel promuovere le “riparazioni” dei danni alle cellule intestinali che avvengono quotidianamente. Questi danni, quando sono in forma lieve non sono percepibili, al contrario lo sono per quei soggetti che lamentano diverse forme di colite, con sintomi comuni come tensione, gonfiore e dolore addominali. L’aspetto più interessante è che il nostro microbiota è in grado di convertire efficacemente i fitati in inositolo solo se è sano, altrimenti la conversione è minore e i fitati rimasti svolgono la loro azione di anti-nutriente, assistendo dunque ad un doppio danno. Come mantenere un microbiota sano? Ne avevamo già parlato proprio in questa rubrica (ad aprile 2018): in estrema sintesi è utile variare il più possibile il consumo di adeguate porzioni di verdura, frutta, legumi e cereali integrali; nel contesto del metabolismo dell’inositolo la verdura e la frutta saranno utili, non tanto perchè contengono questa sostanza, ma per l’indiscussa capacità di migliorare la salute del nostro microbiota.

Tag: microbiota, fitati, inositolo

Condividi su

Lascia un commento

Dicci la tua! Scrivi nello spazio qui sotto cosa pensi dell’articolo, la tua opinione è importante per noi.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

Ho letto la policy privacy e accetto il trattamento dei miei dati personali

Iscriviti alla
newsletter

di Consumatori

Ricevi ogni mese via mail la rivista digitale e le notizie più interessanti

;