Da quando l’ambientalismo è nato – tra gli anni ’60 e ’70 –, da proposta solidamente basata sulla conoscenza scientifica è passato a essere etichettato come ideologia progressista e di sinistra, contrapposta alle visioni conservatrici e di destra. Il che è un danno, in quanto genera la polarizzazione dello scontro, trasformandolo in cieca tifoseria calcistica, mentre dovrebbe restare ancorato ai processi fisici, chimici e biologici del tutto estranei alle ideologie e validi per chiunque. Negli Stati Uniti si dice che “il ghiaccio non è né democratico né repubblicano, semplicemente a zero gradi fonde”. Ma ormai è difficile uscire dalle menzogne che diventano vere solo perché funzionali a una parte, e quasi sempre in linea con potentati economici che hanno tutto l’interesse a mantenere lo status quo. Ecco quindi il negazionismo climatico, il complottismo ambientale e sanitario, il benaltrismo, che alimentano nelle masse paure spicciole e immotivate (avremo più tasse, più vincoli, meno libertà), facendo dimenticare la paura ben più reale – in quanto governata non da leggi umane, ma da quelle naturali -, del collasso climatico ed ecosistemico irreversibile.
L’ambientalismo e la destra
In un editoriale pubblicato su “Le Monde” il 28 giugno, dal titolo “Il Rassemblement National e l’ecologia sono incompatibili” si sottolinea come, a dispetto delle facili paure fomentate contro stranieri e delinquenti, sul cambiamento climatico l’atteggiamento è “rassicurante”, mentre a essere allarmisti sarebbero gli scienziati di tutto il mondo. Se si ascoltassero loro, economia e benessere verrebbero minacciati per difendere il pianeta (senza capire che se clima e biodiversità collassano siamo spacciati anche noi). La ricetta della destra è dunque un’ecologia all’acqua di rose, dove i cambiamenti necessari per un’economia sostenibile vengono rallentati o evitati perché ritenuti troppo invasivi. Quindi avanti con l’energia fossile, le rinnovabili poche e solo dove non danno fastidio, le automobili elettriche meglio lasciarle stare, l’obbligo europeo di riqualificare energeticamente gli edifici va eliminato, l’agricoltura non può fare a meno di fitofarmaci tossici. Insomma, come curare una malattia senza prendere medicine, con la scusa che non sono gradevoli.
Un vero e proprio programma anti-ecologico, lo stesso che stiamo vivendo in Italia. Clima e ambiente diventano argomenti scomodi, facili capri espiatori a cui attribuire la colpa dei bassi salari, del disagio sociale, della mancata crescita economica. Che invece derivano dalle grandi disuguaglianze tra ricchi e poveri, dalle guerre, dalle enormi spese militari, dallo stesso saccheggio delle risorse naturali e proprio da quei cambiamenti climatici che ritornano come un boomerang sotto forma di catastrofi.
In Italia nel solo 2023 i danni da eventi climatici pagati dalle assicurazioni hanno raggiunto i 6 miliardi di euro, ma contando anche il capitale non assicurato, tra alluvione in Emilia-Romagna e Toscana, grandinate e tempeste, siamo almeno al doppio. Ecco perché anche le destre dovrebbero pensare all’ambiente senza pregiudizi: quando hai il fango in salotto l’ideologia non c’entra.
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